L’ascesa degli NFT spiegata in 5 step

Cosa sono e come come funzionano i Non Fungible Token, un'applicazione della blockchain che potrebbe cambiare la vita degli artisti e dei creator

Cosa sonogli NFT, ovvero i Non-Fungible Token? Si tratta di applicazioni della blockchain: in particolare, sono certificati di autenticità digitale, chiamati amichevolmente nifties, in grado di far guadagnare 70 milioni di dollari in poche ore a un artista di nicchia come Beeple.Secondo i dati di nonfungible.com, a febbraio 2021 il valore medio delle compravendite di NFT ha superato i 4 mila dollari, per poi crollare del 60% due mesi dopo. Salite ultra-rapide e discese incontrollate insomma, così come ci ha abituati il mondo delle criptovalute, che restano la più famosa applicazione della blockchain.

Le criptovalute e gli NFT sono due cose diverse, ma hanno tratti in comune: oltre alla tecnologia – blockchain appunto – entrambe scontano la quasi totale assenza di regolamentazione, in parte giustificata dalla relativa gioventù. Di certo, però, inquadrare una tecnologia in base a quanto velocemente faccia diventare ricchi non porta mai lontano. E in questo articolo metteremo da parte gli aspetti speculativi degli NFT per provare a mettere a fuoco in cinque punti le implicazioni per la società e per le persone.

1. Cosa sono gli NFT e come funzionano

Se smontiamo gli NFT ci imbattiamo in due elementi interessanti, e cioè due stringhe di testo digitale: la prima aggancia un’opera al suo creatore, rendendola “unica”; la seconda associa l’opera stessa ai suoi acquirenti. E quindi, chi compra un NFT, si porta a casa qualcosa di simile a un contratto tra le parti, detto “smart contract”. A garantire la sicurezza di queste operazioni c’è la tecnologia blockchain: un libro mastro che conserva tutte le stringhe di testo, distribuito tra migliaia di computer collegati tra loro. Il tutto in maniera crittografata. Questi due espedienti impediscono la falsificazione degli NFT, anche in assenza di intermediari. Ed ecco il primo punto: con i nifties gli artisti possono fare a meno di notai, avvocati, agenti e case d’asta tradizionali. Abbiamo semplificato molto la questione e quindi, se vuoi approfondire gli aspetti tecnici, ti consigliamo l’articolo di Mariano Carozzi, fondatore della piattaforma Prestiamoci.

2. Perché se ne sta parlando tanto

Di fatto non sono una novità: gli NFT sono stati codificati come standard sulla blockchain Ethereum nel 2017, e, in principio, sono stati usati per “vendere gattini virtuali”. Negli scorsi mesi però, hanno rivelato appieno la propria utilità. A causa dei lockdown imposti dalla pandemia, i musicisti non hanno potuto organizzare concerti, gli artisti esporre e vendere le proprie opere e, così come gli acquisti online sono esplosi, allo stesso modo gli NFT hanno rappresentato la via digitale per scambiare e, allo stesso tempo, rendere unica qualunque opera. Ecco allora che l’NFT del tweet di Emily Ratajkowski, venduto a 175 mila dollari, o quello della gif Nyan Cat, battuto a più di mezzo milione di dollari, sono solo gli aspetti più curiosi e superficiali della risposta a un bisogno reale.

3. In che modo cambiano la vita degli artisti

Oltre a permettere le compravendite durante i lockdown, gli NFT hanno le potenzialità per cambiare l’accesso al mercato per gli artisti, rendendolo più democratico. Con i nifties potenzialmente, che tu sia un fotografo, un videomaker, un illustratore o un musicista, puoi vendere una creazione a quante persone desideri, anche se non fai parte di una élite. Per le arti visive, niftygateway, con la sua community su Discord, è diventata una delle piattaforme più usate per pubblicare – in gergo droppare – le gallerie virtuali e metterle all’asta. Dopo la prima vendita, i compratori – che possono essere anche migliaia – possono rivendere ad altri e, grazie al fatto che tutte le transazioni sono registrate su un registro condiviso (la blockchain), il creatore può continuare a guadagnare. E veniamo quindi a un altro punto. Gli NFT potrebbero cambiare in maniera definitiva il diritto d’autore che, figlio dell’era analogica, non è mai riuscito a conciliare l’infinita riproducibilità del digitale con il diritto degli autori a essere remunerati ogniqualvolta qualcuno goda di un’opera fatta di bit. E non è un caso che anche la nostra SIAE stia iniziando a sperimentare l’uso degli NFT.

4. E cosa cambia per le persone comuni

Gli NFT non sono qualcosa che si esaurisce con il mercato dei collezionisti d’arte, ma inizia a interessare molto anche i musicisti. È noto che le piattaforme di streaming abbiano sconfitto la pirateria, salvando le etichette discografiche, ma per gli artisti le cose non sono andate altrettanto bene. Su Spotify, per esempio, servono almeno 250 stream per guadagnare un dollaro. E allora, band come i Kings of Leon stanno creando nuove forme di remunerazione aprendo ai fan la possibilità di acquistare l’ultimo album con un NFT. Pagando 50 dollari, oltre ai brani, gli utenti avranno una cover grafica animata e un vinile in edizione limitata. In più si possono acquistare super-token, che danno la possibilità di assistere a un concerto dalla tribuna VIP. Cosa cambia rispetto a una comune transazione con carta di credito? Come abbiamo accennato, l’opera – pur rimanendo disponibile come immagine o file audio – non si separerà mai dal suo autore: ogni volta che verrà ceduta o rivenduta, per gli artisti sarà molto più semplice percepire le loyalty, che con gli NFT si aggira sul 10%.

5. I limiti attuali e le prospettive future

Le potenzialità sono tante ma la tecnologia è ancora giovane. C’è chi prevede che gli NFT torneranno un fenomeno di nicchia, come sostiene il curatore ed esperto di arte digitale Valentino Catricalà, intervistato dal Sole 24 Ore. Altri, come Noelle Acheson, direttrice delle ricerche a CoinDesk, sostengono che stanno nascendo “nuovi modelli di monetizzazione creativa, di coinvolgimento dei fan e nuove esperienze culturali per tutti”. Di certo la strada da fare è tanta. Di recente si è scoperto quanto sia semplice registrarsi su una piattaforma per NFT, spacciarsi per un artista e iniziare a vendere senza consenso, proprio perché non servono intermediari. A farne le spese è stato il fumettista Derek Laufman, che ha scoperto l’esistenza di NFT in vendita a suo nome sulla piattaforma Rarible solo perché è stato avvisato dai fan.

E tu, cosa ne pensi degli NFT, pensi siano una bolla speculativa destinata a scoppiare? Avranno un impatto reale per gli artisti o rimarranno un fenomeno di nicchia?

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