Falco o colomba? Occhi puntati sul volo della Fed

Mercati alle prese con l’interrogativo di sempre: cosa faranno le banche centrali di fronte alla ripresa dell’inflazione?

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Più colomba o più falco?

A guidare le riflessioni e le reazioni dei mercati nel mese è stato l’interrogativo-principe che in realtà serpeggia già da qualche mese: le banche centrali seguiranno la linea della colomba o quella del falco? E il sottostante di questo dilemma è ovviamente sempre lo stesso: il rialzo dei prezzi, meglio noto come inflazione. Sul finire del mese, poi, Wall Street ha ricevuto una spinta dal piano infrastrutturale bipartisan da 1.200 miliardi di dollari e dalle rassicurazioni dello stesso presidente della Fed.

Ma cos’ha detto la Fed?

Nella riunione del FOMC del 15 e 16 giugno, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha previsto ben due rialzi dei tassi nel 2023, a fronte dei tassi fermi almeno fino al 2024 di cui aveva parlato a marzo. Due giorni dopo, il presidente della Fed di St. Louis James Bullard ha detto alla CNBC che la Fed potrebbe iniziare ad aumentare i tassi già dalla fine del 2022, in previsione di un’inflazione superiore all’obiettivo del 2%. Ma sempre Powell ha poi ribadito le sue valutazioni sul carattere transitorio dell’incremento dei prezzi negli USA e, di fronte al Congresso statunitense, ha ripetuto che sarà fatto tutto il necessario per portare a compimento il percorso di ripresa dalla crisi economica scatenata dalla pandemia.

E in Europa?

Per ora, tutto confermato. E in audizione al Parlamento Europeo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha detto, a proposito dei tassi, che “una stretta sarebbe prematura e creerebbe rischi sia per la ripresa sia per le prospettive d’inflazione”. Una linea ribadita anche nel bollettino mensile.

Il bollettino della BCE

“Dopo la contrazione nel primo trimestre dell’anno, l’economia dell’area euro sta gradualmente ripartendo con il migliorare della situazione connessa alla pandemia di coronavirus e i significativi progressi delle campagne di vaccinazione”, si legge nell’edizione di giugno del bollettino. Quanto all’inflazione – che, secondo i dati preliminari dell’Eurostat sui 12 mesi, nella zona euro è passata dall’1,3% di marzo all’1,6% di aprile fino al 2% di maggio – “ci si attende che diminuisca nuovamente all’inizio del prossimo anno, con il venir meno dei fattori transitori e il calo dei prezzi dell’energia a livello mondiale”. Le proiezioni, infine, indicano una crescita annua del PIL in termini reali del +4,6% nel 2021, del +4,7% nel 2022 e del +2,1% nel 2023.

Che caldo che fa

Il mese di giugno si è concluso con una notizia davvero “caliente”: quella, cioè, del Canada che ha registrato la temperatura più alta di sempre. Stiamo parlando di 46.6 gradi Celsius. Un tempo sarebbe stata un’anomalia: ora, con il riscaldamento globale, secondo gli esperti aumenterà sempre più la probabilità di eventi estremi come questo.

I leader ne sono consapevoli?

Al G7 in Cornovaglia – il primo al quale ha preso parte il presidente USA Joe Biden – i leader delle sette maggiori economie mondiali hanno confermato gli obiettivi sulla riduzione di emissioni di gas serra e concordato un aumento del contributo al fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni nocive. Il Consiglio UE, intanto, ha approvato una legge che obbliga i 27 Stati membri a ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, onde arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Vedremo.

Tassazione delle imprese

A Londra intanto si è svolta, sotto la presidenza britannica, la riunione dei ministri delle Finanze del G7, summit che ha prodotto un accordo su una tassa globale di almeno il 15% per le multinazionali che operano nei Paesi dell’area, a prescindere dal luogo in cui hanno sede, e che abbiano margini di profitto superiori al 10%. Rimarcata fra l’altro la volontà di insistere su politiche economiche “espansive” per tutto il tempo necessario a uscire dalla crisi, seppur con l’impegno a vigilare sul deficit e a rimettere in carreggiata i conti pubblici una volta superata la recessione.

Recovery Plan al via

La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha firmato l’approvazione dei primi Recovery Plan: quelli di Spagna (140 miliardi di euro), Portogallo (16 miliardi), Grecia (30,5 miliardi) e Danimarca (1,5 miliardi). Via libera anche al nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la cui approvazione era condizione essenziale per accedere ai fondi di Next Generation EU. L’Italia riceverà 191,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto: 25 entro luglio.

Debito comune per la ripresa

Intanto la Commissione Europea ha collocato sui mercati titoli a 10 anni per un valore di 20 miliardi di euro, per finanziare i primi esborsi del Next Generation EU. 

Patto di Stabilità? Sospeso

Il Patto di Stabilità, che fissa le regole di bilancio per i vari Paesi UE, rimarrà sospeso anche nel 2022, per poi ripartire l’anno dopo con una formula ancora da definire.

Sul lavoro c’è l’intesa

Raggiunto un compromesso tra governo e sindacati che prevede un uso fino a esaurimento della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali prima di procedere alla risoluzione dei rapporti di lavoro. Rimane confermata la proroga al blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre solo per il settore tessile.

Più petrolio nel mondo

L’OPEC ha confermato il ritocco al rialzo della produzione, in previsione di un ritorno della domanda su livelli precedenti alla pandemia. In quest’ottica, giugno è stato un po’ il mese della corsa del petrolio, che ha concluso il mese sui 75 dollari al barile (per il Brent) e sui 73 dollari al barile (per la qualità WTI). Secondo Bank of America l’anno prossimo potremmo arrivare a quota 100, in scia alla ripresa dei viaggi. In calo l’oro.

Come siamo messi?

Con l’avvicinarsi dell’estate, e con le vaccinazioni che procedono, la pandemia di Covid-19 ha un po’ allentato la sua morsa. Ma resta la grande incertezza legata alle nuove varianti, in primis la Delta, acuita dall’esitazione vaccinale.

Criptovalute attenzionate

I regolatori internazionali del comparto bancario hanno deciso di classificare Bitcoin come il più rischioso degli asset. E il Fondo Monetario Internazionale ha messo in guardia dalle sfide poste dall’adozione, da parte di El Salvador, del Bitcoin come valuta legale insieme al dollaro. Non solo. La banca centrale cinese ha invitato le maggiori banche e le piattaforme di pagamento online del Paese a non favorire i clienti nelle transazioni in Bitcoin e in altre valute virtuali. Ma la Cina – che sta testando una versione elettronica ufficiale dello yuan – è intervenuta anche bloccando il cosiddetto “mining”, l’estrazione di criptovalute, che consuma tantissima energia. Questa doppia stretta “made in China” ha pesato sulle quotazioni di Bitcoin ed Ethereum.

Mille miliardi per Facebook

Per la prima volta, Facebook ha rotto il tetto dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

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