Cos’è l’imposta di successione e perché se ne parla?

Periodicamente torna alla ribalta l’ipotesi di un incremento delle aliquote dell’imposta di successione: cos’è e come si paga oggi?

Avrai notato che da qualche giorno è tornata al centro del dibattito politico e mediatico la possibilità di un ritocchino al rialzo dell’imposta di successione. Che, al momento, qui da noi in Italia è tutt’altro che una stangata. Come mai questo clamoroso rientro in scena? Perché il segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha proposto di alzare le aliquote dell’imposta per l’un per cento più ricco della popolazione, onde usarne poi i proventi per misure di sostegno economico ai giovani più svantaggiati.

Ma che cos’è l’imposta di successione, come funziona e cosa ha proposto il segretario del PD nel dettaglio? Ecco cosa devi sapere per non farti trovare impreparato su un tema che tanto, prima o poi, toccherà ognuno di noi. Cominciamo dalla fine.

La proposta di Enrico Letta, nel dettaglio

Creare una “dote” di 10mila euro da accreditare tutti gli anni ai diciottenni italiani meno abbienti a scopo di formazione, istruzione, abitazione o avvio di un’attività d’impresa: e l’individuazione dei giovani avverrebbe sulla base dell’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, documento che certifica la situazione economica del nucleo familiare. Ok, ma come avverrebbe il rincaro delle aliquote? In pratica, a salire sarebbe solo l’aliquota applicata all’imposta di successione per quelle eredità intergenerazionali – da genitori a figli – che superano i 5 milioni di euro: solo per la parte che eccede i 5 milioni, l’aliquota applicata sarebbe del 20%.

Secondo la simulazione, il gettito annuale potrebbe finanziare i 2,8 miliardi della “dote” da 10mila euro destinata a 280mila diciottenni (la metà delle circa 560mila persone che, secondo i calcoli, ogni anno in Italia compiono 18 anni). Una proposta che non ha particolarmente scaldato il presidente del Consiglio Mario Draghi, anzi. “In generale”, ha detto Draghi, “non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli”. Contrario anche il centrodestra, non convintissimo nemmeno il Partito Democratico: secondo una parte del PD, un ritocco al rialzo dell’aliquota dell’imposta di successione non sarebbe di grandissima popolarità, diciamo. Staremo a vedere cosa accadrà.

Come funziona oggi l’imposta di successione?

In Italia, le aliquote e le franchigie dell’imposta sulle successioni e le donazioni sono definite dall’articolo 2, comma 48, del decreto legge 262/2006 (convertito con modificazioni dalla legge 286/2006).

  • I parenti in linea retta – quindi figli e genitori – e il coniuge del defunto o del donatore non pagano alcuna imposta sull’eredità o la donazione – sia essa mobiliare o immobiliare – fino a un milione di euro per ogni beneficiario. Oltre questa soglia, si paga il 4% (attenzione: il 4% sulla quota che eccede il milione di euro).
  • L’aliquota sale al 6%, con una franchigia ridotta a 100mila euro, per i trasferimenti a favore di fratelli o sorelle.
  • Aliquota al 6% anche per i trasferimenti a favore di altri parenti fino al quarto grado: per questi ultimi però non c’è franchigia, si paga il 6% su tutto.
  • Infine, l’aliquota sale all’8% – e la franchigia si azzera completamente – per i trasferimenti a favore di tutti gli altri soggetti.

Alcuni tipi di beni, come i titoli di Stato o le polizze vita, sono del tutto esenti, mentre in occasione della successione (o della donazione, che viene tassata allo stesso modo) si pagano regolarmente le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili, che ammontano rispettivamente al 2% e all’1%, salvo l’ipotesi in cui l’immobile figuri come prima casa dell’erede (o del beneficiario della donazione): in questo caso, le imposte vengono applicate in misura fissa, pari a 200 euro.

Ove mai passasse la proposta del PD, la franchigia di un milione di euro resterà invariata, così come l’aliquota del 4% per chi eredita tra uno e 5 milioni di euro. Le cose cambierebbero solo per chi eredita più di 5 milioni di euro, che come detto sarebbe chiamato a osservare l’aliquota del 20% sulla parte che eccede i 5 milioni.

Come funziona negli altri Paesi UE ed extra UE?

In generale, la pressione fiscale cui siamo sottoposti è fra le più alte: secondo i dati Eurostat aggiornati al 2019, l’Italia era sesta in Europa. Ma l’imposta di successione incide poco o niente su questo non invidiabile primato. Ce lo confermava non troppo tempo fa la Worldwide Estate and Inheritance Tax Guide 2020 pubblicata da EY Private Client Services. L’impressione che se ne trae è che oggi l’Italia sia tra i Paesi più generosi, tanto che anche il Fondo Monetario Internazionale tempo fa ragionava sull’opportunità di rivedere la fiscalità sul passaggio patrimoniale in Italia.

 

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Non solo. Recentemente l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha rinnovato il suo appello per un ritocco al rialzo della tassazione sulle eredità, anche alla luce degli effetti della pandemia di Covid-19 e delle crescenti disuguaglianze. Cosa risponde chi è contrario a questa ipotesi? Che sì, è vero che in Italia si paga poco di successione, sicuramente meno della media dei Paesi più ricchi, ma in compenso tutte le altre imposte sono più elevate. Prima di aumentare ulteriormente la tassazione, dice quindi chi si oppone, sarebbe bene dare una riordinata all’impianto generale.

Come tutelarsi da un possibile aumento?

Giocando d’anticipo, dicono gli esperti. Ovvero, organizzando per tempo il passaggio generazionale. Anche attraverso una eventuale donazione tra vivi che, fatta oggi, consentirebbe di beneficiare delle regole e delle aliquote attualmente in vigore. Possono sembrare temi troppo seri e a tratti spiacevoli – chi ha voglia di pensare oggi a un domani in cui i nostri cari non saranno più con noi? – ma ne va della serenità familiare. Quindi, con la dovuta serenità, vale assolutamente la pena di parlarne oggi. Fidati.

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