Risparmiare sui farmaci scegliendo i generici

Nel 2017 sono scaduti 16 brevetti di famosi farmaci di uso comune: in vista risparmi fino a un miliardo di euro. Perché si risparmia e su quali i prodotti farmaceutici arriverà l’equivalente low cost

Un ottimo modo per risparmiare sui costi dei medicinali? Optare per i generici equivalenti, che hanno lo stesso principio attivo delle medicine “di marca” e quindi il medesimo effetto a costi molto più bassi. Secondo un rapporto di Assogenerici entro la fine di quest’anno scadranno i brevetti di sedici importanti farmaci tra cui antistaminici, medicine per curare l’ipertensione o abbassare il colesterolo:  e quindi presto saranno disponibili i generici corrispondenti sul mercato.

Risparmio per il SSN. Il risparmio non sarà solo per i cittadini ma anche per il Sistema Sanitario Nazionale: i brand con brevetti scaduti nel 2017 costavano alle casse pubbliche circa 1 miliardo di euro: l’arrivo dell’equivalente generico consente in media un risparmio del 60%, la Sanità italiana risparmierà 600 milioni di euro ogni anno.

I farmaci con il brevetto in scadenza. La maggior parte dei farmaci interessati è di classe A (la categoria a carico del Servizio sanitario nazionale), più una manciata di classe H (sempre forniti dall’SSN, ma da usare solo in ospedale) e C (utilizzabili con ricetta, ma a carico del cittadino Spulciando la lista diffusa da Assogenerici troviamo ad esempio il Crestor, basato sulla Rosuvastatina, che dal 30 dicembre può essere prodotta da ogni casa farmaceutica (e sono infatti già sedici quelle hanno chiesto l’autorizzazione per farlo). Si tratta di un diffusissimo farmaco contro il colesterolo, che ogni anno costa allo Stato ben 270 milioni di euro. Scade anche il brevetto del Pafinur, un antistaminico usato contro la rinite allergica o l’orticaria cronica basato sulla Rupatadina. Sarà a disposizione dei pazienti il generico dell’Olmetec, noto anti-ipertensivo, basato sull’Olmesartan. Sono interessati anche farmaci usati dai pazienti oncologici in chemioterapia, come il Neulasta (Pegfilmrastim), o per il trattamento delle malattie autoimmuni, come l’Orencia (Abatacept).

Prezzi più bassi anche per i farmaci originator. Un altro effetto dell’arrivo dell’equivalente generico sul mercato è che si abbassa anche il prezzo del cosiddetto «originator», cioè  il farmaco di marca il cui brevetto è scaduto. Gli originator di solito non spariscono dalle farmacie ma perdono, alla scadenza del brevetto, solo il 28,5% del loro volume di vendita. Qui entra in gioco l’attaccamento del paziente al brand: dal momento in cui il brevetto non vale più, la differenza tra il prodotto generico e quello di marca è a carico del cittadino. Sono tanti i consumatori che non riescono a rinunciare alla medicina più cara, anche quando c’è un equivalente più economico e non c’è nessuna differenza tra i due. Questa tendenza comporta una spesa, per gli italiani, di un miliardo di euro ogni anno. Il mercato dei generici sta comunque crescendo, anche se con lentezza: dell’1,8% nel secondo trimestre del 2017. Oggi in Italia rappresentano il 21% del mercato. Una quota ancora troppo bassa, se si pensa che in Germania la quota è attorno  al 50%. Ma la cifra crescerà perché sempre più brevetti scadranno: secondo uno studio di Evaluate Pharma, fra il 2011 e il 2020 scadranno brevetti per farmaci con un giro d’affari da 200 miliardi di dollari.

 

Per poter visualizzare i commenti devi accettare i cookie facoltativi, clicca qui per cambiare le tue impostazioni sui cookie.