Banche centrali, per ora in Europa resta tutto fermo

Sia la Banca Centrale Europea che la Bank of England nelle ultime riunioni hanno confermato tassi e politica monetaria, in linea con le attese. Ma dai consigli direttivi non sono mancati spunti degni di nota

Nessuna sorpresa da Banca Centrale Europea e Bank of England che, come ampiamente atteso, hanno lasciato invariati i tassi di riferimento nelle ultime riunioni, tenutesi a metà settembre. Ma da Londra e Francoforte sono comunque arrivate indicazioni interessanti per i mercati. Vediamo cosa è successo.

A Francoforte Draghi proietta luci e ombre. La BCE ha confermato il tasso principale allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Una decisione in linea con le attese, come anche le indicazioni fornite dal presidente dell’Eurotower Mario Draghi: i tassi rimarranno invariati almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso “finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”. Per quanto riguarda il programma di quantitative easing, gli acquisti netti caleranno da 30 a 15 miliardi di euro al mese a partire da ottobre, mentre i rubinetti si chiuderanno del tutto il 31 dicembre 2018, anche se la BCE ha lasciato aperta la possibilità di ritoccare il programma in caso di necessità. Confermata infine l’intenzione di reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza “per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

Allerta protezionismo e frecciatina all’Italia. Spunti interessanti sono arrivati poi dalla conferenza stampa, in cui Draghi ha spiegato come la crescita economica stia continuando a sostenere la fiducia dei governatori circa il raggiungimento degli obiettivi di inflazione. Ma se da un lato il presidente dell’Eurotower ha usato toni rassicuranti, dall’altro non è mancato un monito per i mercati in generale e per l’Italia in particolare. Da una parte, le crescenti incertezze legate al protezionismo e alla vulnerabilità dei Paesi emergenti costituiscono una minaccia per la crescita, tanto che la BCE ha deciso di aggiornare le sue previsioni sull’eurozona (e anche questa notizia non è giunta inaspettata): il PIL ora è atteso al +2% nel 2018 (dal +2,1% di giugno), al +1,8% nel 2019 (dal +1,9%) e al +1,7% nel 2020 (confermato), mentre l’inflazione è vista all’1,7% per il triennio. Nonostante qualche moderazione dopo la forte performance del 2017, comunque, è ancora in corso una solida e diffusa ripresa dell’area euro, ha sottolineato Draghi. Quanto all’Italia, il numero uno dell’Eurotower si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “Negli ultimi mesi le parole sono cambiate molte volte. Ora aspettiamo i fatti, principalmente la Legge di Bilancio e la successiva discussione parlamentare. Purtroppo, abbiamo visto che le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti per le famiglie e le imprese”.

Intanto, a Londra…La Bank of England ha confermato i tassi di interesse allo 0,75% – dopo il rialzo di 25 punti base deciso lo scorso agosto – e ha lasciato invariati il programma di quantitative easing, a quota 435 miliardi di sterline, e gli acquisti di bond societari per 10 miliardi. La BoE ha lasciato intendere che un ulteriore rialzo dei tassi avverrà solo quando le incertezze sulla Brexit si saranno dissipate. Il comitato ha infatti anticipato rialzi futuri, ma solo “a un ritmo graduale e in misura limitata”. Con il rischio di un potenziale shock economico derivante dal mancato raggiungimento di un accordo per la Brexit, non sorprende che il comitato per la politica monetaria della Bank of England abbia deciso di confermare futuri rialzi dei tassi graduali e limitati, ha commentato Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street Global Markets. “A meno di significative sorprese sui dati, questa linea di pensiero probabilmente rimarrà invariata fino al meeting di dicembre quando, in teoria, dovrebbe essere più chiara la portata dei negoziati relativi alla Brexit”.

L’incognita della Brexit. Guardando all’economia britannica, infine, gli analisti della BoE ritengono che la crescita sia “solo superficialmente più forte del previsto”, considerando l’aumento dello 0,6% del PIL nei tre mesi precedenti a luglio, mentre l’inflazione si è mostrata inferiore alle attese. In tutto questo, il governatore della BoE Mark Carney ha deciso di estendere il suo periodo al timone della banca centrale per altri sette mesi – fino al gennaio 2020 – per contribuire a garantire il buon esito degli accordi per l’uscita dall’UE. Le prossime settimane saranno dense di colloqui tra Londra e Bruxelles, per definire i dettagli dell’accordo, anche se alcuni rappresentanti del governo May credono che sia ormai già tutto compromesso. Alla banca centrale non resta che attendere.