La BCE non cambia copione

Durante l'ultima riunione del consiglio direttivo, l'istituto centrale ha preso atto di un certo rallentamento nell'area euro. Nessuna sorpresa sul piano dei tassi e delle linee guida

Sì, dall’economia dell’area euro è arrivato qualche segnale di rallentamento: questa è l’unica nota di novità emersa dalla conferenza stampa che, come da protocollo, ha seguito la riunione del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea a Francoforte, giovedì 26 aprile. Una conferenza stampa tenuta, sempre da protocollo, dal presidente della BCE Mario Draghi. Nessuna sorpresa, invece, sul fronte tassi e linee guida.

La decisione della BCE. Il consiglio direttivo ha lasciato i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Il comunicato diffuso al termine dell’incontro ribadisce ancora una volta un punto: ovvero, i tassi di riferimento si manterranno su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo “e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”. Confermati anche gli acquisti netti di attività all’attuale ritmo di 30 miliardi di euro al mese “fino a fine settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché il consiglio direttivo non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.

La crescita rallenta. Nel comunicato della BCE si legge che “l’Eurosistema reinvestirà il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario. Ciò contribuirà sia a condizioni di liquidità favorevoli sia a un orientamento di politica monetaria adeguato”. Ma, dicevamo, il tema di maggiore interesse è emerso dalla conferenza stampa post riunione e riguarda la situazione economica. “Dopo una crescita superiore alle attese nell’ultimo trimestre dello scorso anno, si registra ora una qualche moderazione, ma rimanendo nel contesto di un’espansione che rimane solida e diffusa”, ha detto Draghi. “I rischi per le prospettive di crescita sono essenzialmente bilanciati”.

Resta la fiducia nell’inflazione. Questa moderazione, tuttavia, ha talmente tenuto banco nella riunione del consiglio direttivo che “non si è parlato di politica monetaria in sé”. Tutti i governatori, ha spiegato Draghi, “hanno riferito sulla situazione del loro Paese ed è emerso che dall’ultimo meeting ogni Paese ha sperimentato una certa moderazione nella crescita o una perdita di momentum”. Il rallentamento ha riguardato ogni settore e Paese, ma – ha sottolineato Draghi – c’era da aspettarselo dopo una crescita nel quarto trimestre 2017 superiore alle attese. E comunque, tale rallentamento appare dovuto per lo più a fattori temporanei come clima, scioperi ed effetto Pasqua. Quindi, ok, “la crescita ha moderato il ritmo di marcia”, ma rimane “un’immutata fiducia nella convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo di lungo periodo”.

La mano ferma di Francoforte. In generale, la BCE resta pronta a “reagire a un qualsiasi restringimento non desiderato o non accettabile delle condizioni finanziarie che possa avere un impatto sull’outlook di medio periodo della stabilità dei prezzi”. Una delle formule usate in consiglio, ha riferito Draghi, è “mano ferma” nell’approccio di politica monetaria, con l’impegno ad assicurare appunto la stabilità dei prezzi, individuata in un’inflazione vicina ma sotto il 2%. “La nostra politica monetaria ci ha servito bene e continuerà a farlo”, ha sottolineato, ribadendo che “servono prudenza, pazienza e persistenza”.

Passi avanti nell’Unione Monetaria. “Le misure dell’inflazione di fondo restano nell’insieme moderate”, ha commentato Draghi. “Dovrebbero aumentare gradualmente nel medio periodo, sostenute dalle nostre misure di politica monetaria, dal perdurare dell’espansione economica, dalla corrispondente riduzione della capacità inutilizzata nell’economia e dalla più vigorosa dinamica salariale”. Draghi ha poi colto l’occasione per auspicare ancora una volta ulteriori passi in avanti verso il completamento dell’Unione Economica e Monetaria, che è ancora “fragile”.

L’importanza dei conti in ordine. Un ruolo importante, nel quadro della stabilità complessiva, lo hanno secondo Draghi quei Paesi il cui debito rimane alto. Come l’Italia, dove il rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo è ben sopra il 131%. A questi Paesi, ha detto Draghi, “gioverebbe intensificare gli sforzi per conseguire una composizione delle finanze pubbliche più favorevole alla crescita. Una piena, trasparente e coerente attuazione del Patto di Stabilità e Crescita e della procedura per gli squilibri macroeconomici, nel tempo e nei vari Paesi”, ha aggiunto, “resta essenziale per consolidare la capacità di tenuta dell’economia dell’area euro”.