BCE, quanto ci costi?

La Banca Centrale Europea ha chiesto alle banche vigilate di azzerare i crediti deteriorati entro sette anni, raccomandando la svalutazione totale sia dei nuovi flussi sia degli stock in essere. Il che potrebbe costare caro anche a investitori e contribuenti

La BCE ha inviato alcune lettere alle banche europee vigilate, con la richiesta di azzerare i crediti deteriorati, i cosiddetti Non Performing Loans (NPL), entro il 2026. Ma cosa sono gli NPL? Si tratta di prestiti che le banche ritengono non verranno rimborsati. Non è un fenomeno estraneo all’Italia: gli NPL, infatti, sono all’origine di alcune nostre crisi bancarie degli ultimi anni.

Banche di nuovo nel mirino. La mossa di Francoforte ha immediatamente messo sotto pressione tutto il settore bancario europeo e sui mercati finanziari si è subito diffusa una certa palpabile apprensione. In effetti, non parliamo di una semplice pulizia di primavera. Le banche italiane detengono attualmente circa 208 miliardi di crediti deteriorati e questa pulizia non sarà indolore né per gli istituti di credito né per molti cittadini. Le società bancarie si vedranno infatti costrette ad aumentare vertiginosamente le coperture per arrivare alla svalutazione dell’intero portafoglio di NPL. Si stima che dovranno reperire circa 15 miliardi di capitali per finanziare le perdite.

Cosa succede a chi ha comprato titoli bancari italiani? Chi ha investito in titoli azionari emessi dalle banche interessate dagli ultimi provvedimenti della BCE ha inevitabilmente risentito del calo registrato in Borsa dal comparto. Logicamente, gli investitori che hanno in portafoglio azioni delle banche più esposte al problema hanno dovuto incassare perdite consistenti. Le quotazioni dei maggiori istituti di credito italiani sono infatti stati colpiti da ondate di vendite intense.

Stretta creditizia: più garanzie, meno prestiti. Il prezzo da pagare può andare anche oltre il calo di valore dei titoli azionari. Secondo Equitalia, il costo del rischio creditizio salirà di una decina di punti base in due anni, portando il valore dei nuovi accantonamenti a 1,3 miliardi annui. Maggiori accantonamenti significano minori profitti, previsti in calo dell’8%. Per le imprese significherà dover fornire più garanzie per ottenere prestiti, in modo che le banche possano difendersi da eventuali nuovi rischi creditizi, concedendo crediti solo ad aziende con importanti performance in termini di redditività ed equilibrio finanziario. In altre parole: stretta creditizia.

Le implicazioni per i contribuenti. Se la perdita dovesse erodere una parte importante del patrimonio bancario, potremmo essere costretti a mettere di nuovo mano al portafoglio – indirettamente – per rendere possibile un ipotetico aumento di capitale da parte dello Stato o un suo eventuale intervento di salvataggio in caso di imminente fallimento, come già è successo nella storia recente. Inoltre, le banche potrebbero alzare i costi dei conti correnti per fare fronte alla diminuzione di patrimonio.

E i debitori? Le ulteriori recenti misure previste dalla BCE in tema di crediti deteriorati facilitano oltretutto l’ingresso di operatori esteri sul mercato italiano per agevolare gli istituti di credito nella pulizia dagli NPL. Cosa significa? Significa che molto probabilmente ci saranno sempre più ostacoli e meno tutele per il debitore. Infatti, risulterà molto più difficile trattare con un soggetto diverso dalla nostra banca, che ha comprato il nostro credito e che potrebbe fare molto più pressing per riaverlo indietro.

Una nuova crisi bancaria in arrivo? Non è detto che lo scenario sarà cupo come molti lo stanno immaginando, almeno non per gli istituti più solidi, ai quali la BCE concederà tempi più lunghi per la copertura integrale. Inoltre, considerando che le banche italiane detengono più crediti deteriorati delle loro “colleghe” estere, l’azzeramento degli NPL porterà a un sistema bancario più solido. Riusciremo a evitare una crisi bancaria? Speriamo di sì. Intanto, però, fino a quando il problema non verrà risolto, il mercato dei prestiti ne risulterà frenato e agirà a sua volta da freno alla piena ripresa e allo sviluppo dell’economia privata.