Borse in calo: ha senso parlare di “miliardi bruciati”?

I titoli di quotidiani, notiziari e siti web continuano a parlare di miliardi di euro “andati in fumo”. Ma cosa significa? Dove vanno a finire i soldi che “bruciano” in Borsa?

“Piazza Affari brucia 14 miliardi”, “l’Europa crolla, in fumo 1.300 miliardi”: titoli come questi hanno inondato le pagine di quotidiani e siti web nel corso degli ultimi mesi, come del resto capita ogni volta che le Borse registrano cali consistenti. Ma cosa significa?
Partiamo innanzitutto col dire che i mercati finanziari non sono entità astratte e autonome: sono composti da investitori, persone (e algoritmi, ma questo è un altro discorso) che acquistano e vendono strumenti finanziari e non di rado lo fanno sull’onda dell’emotività. Non sorprende dunque che le Borse abbiano registrato discese anche consistenti nelle ultime settimane, con i timori per le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus che hanno spinto molti a disinvestire – una risposta in parte “di pancia” alla crisi in corso.
Ok, ma è proprio vero che le Borse hanno “bruciato” miliardi di capitalizzazione, come abbiamo letto e sentito da giornali, siti web, tg e radio? La risposta breve è: no, non è stato bruciato proprio niente.

Tranquilli, non c’è nessun incendio. Ora vi spieghiamo anche perché. Immaginiamo le Borse come delle “piazze” – oggi virtuali, ma la sostanza non cambia – dove venditori e acquirenti si incontrano e stabiliscono un prezzo per un determinato bene (nel nostro caso un titolo). È la legge della domanda e dell’offerta: se molte persone desiderano acquistare quel bene, la cui disponibilità è limitata (quindi se la domanda supera l’offerta), il prezzo salirà; viceversa, se l’offerta è abbondante e la domanda latita, il prezzo tenderà a scendere.
Quando, come nelle ultime settimane, sui mercati si registrano cali generalizzati, significa che molti investitori hanno deciso di vendere le proprie azioni e che pochi hanno scelto di comprarle: i prezzi delle azioni scendono, per effetto della legge domanda-offerta. In altre parole, i titoli “perdono valore”. Di certo i soldi non “bruciano”, né “vanno in fumo”. E nemmeno scompaiono nel nulla: si tratta infatti di una perdita di valore momentanea perché, sul lungo periodo, i mercati azionari tendono a recuperare i cali. Qualche esempio?

I mercati oscillano per loro natura (e lo faranno sempre). Allarghiamo lo sguardo fino a comprendere nel nostro orizzonte oltre un secolo di storia. Dal 1900 al 2019, il rendimento reale medio annuo (cioè il guadagno in termini di potere d’acquisto) dell’azionario USA è stato del 5,2%. Nonostante tutto quello che è successo nel frattempo: guerre, rivoluzioni, pandemie, crisi economiche e finanziarie di portata devastante, ma anche scoperte scientifiche che hanno mutato il nostro modo di vivere e le nostre prospettive sul futuro. E se pensate che sia un periodo troppo lungo, sappiate che dal 1970 il rendimento è stato del 5,5% e dal 2000 del 3,1%.

Morale: la palla è nelle mani di chi investe. Insomma, i miliardi bruciati non esistono – quelle usate dai media sono solo espressioni un po’ enfatiche, per così dire. Al massimo, possiamo dire che i mercati attraversano fasi di forti ribassi. Sta poi al singolo investitore decidere come muoversi in una situazione del genere. Vediamolo con un esempio.
Abbiamo comprato 1.000 azioni della società Alfa al prezzo di 10 euro l’una, per un investimento complessivo di 10 mila euro. Poi i mercati hanno virato al ribasso e i nostri titoli oggi valgono non più 10, ma 8 euro. È qui che si apre un bivio: possiamo decidere di vendere tutto, nel timore che il prezzo scenda ancora, ma in questo modo realizzeremmo una perdita, oppure possiamo tenere duro e aspettare.
Vendendo a 8 euro per azione, infatti, otterremmo 8 mila euro e in questo caso sì che ci saremmo “bruciati” quei duemila euro di differenza tra quanto abbiamo speso per acquistare le azioni e quanto abbiamo ottenuto vendendole. In alternativa, possiamo focalizzarci sui nostri obiettivi di lungo termine e confidare nella ripresa delle quotazioni – che, come abbiamo visto, di solito prima o poi avviene.
In definitiva, si tende a parlare di “miliardi bruciati” quando le vendite superano gli acquisti, i prezzi di chiusura sono più bassi di quelli di apertura e quindi la capitalizzazione complessiva diminuisce. Ma non è niente di irreversibile: i miliardi “bruciati” torneranno quando i prezzi risaliranno e quindi risalirà la capitalizzazione complessiva.