La Brexit si fa più in là. E la Cina sbarca in Europa

Il difficoltoso percorso del Regno Unito per uscire dall’UE ha portato a un rinvio della scadenza precedentemente fissata al 29 marzo. Il momento è gravido di incognite, oltre alla Brexit, e le banche centrali si riscoprono accomodanti

Ancora caos su Brexit. Marzo avrebbe dovuto essere il mese della Brexit: la svolta storica sarebbe dovuta scattare il 29. E invece, com’era nell’aria, a scattare è stato il rinvio: al 22 maggio se i parlamentari approvano l’accordo già due volte respinto, al 12 aprile se invece lo bocciano di nuovo. Il 27 marzo il primo ministro Theresa May ha detto di essere pronta alle dimissioni qualora il suo accordo – quello presentato a novembre e già bocciato due volte dal Parlamento UK – superi una terza votazione. Respinte intanto tutte e otto le mozioni alternative, tra cui il no deal, il “modello norvegese”, il ritiro dell’articolo 50 e un nuovo referendum.

Pechino si prende la scena. Protagonista assoluta del mese è stata la Cina. Prima con il Congresso Nazionale dei Rappresentanti del Popolo, che ha fissato l’obiettivo di crescita per il 2019 tra il 6% e il 6,5% e annunciato tagli alle tasse per 2 trilioni di yuan (298 miliardi di dollari USA). Poi con i negoziati commerciali con gli USA. Ma non solo.

La Cina è più che mai vicina. Il presidente cinese Xi Jinping ha firmato in Italia il memorandum d’intesa Italia-Cina sulla Belt and Road Initiative (BRI), nota anche come “Nuova Via della Seta”. Poi ha incontrato a Parigi il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, in vista di un vertice UE-Cina fissato per il 9 aprile. Insomma, l’Italia guarda a oriente, ma nel Vecchio Continente non è certo la sola.

Italia fattore di rischio. L’economia europea sta affrontando rischi crescenti, dal protezionismo a Brexit, e deve fare di più per farsi trovare pronta in caso di recessione. Lo ha detto David Lipton del Fondo Monetario Internazionale. Secondo quanto riporta Bloomberg, Lipton ha sottolineato come l’Italia, in recessione tecnica, presenti “evidenti vulnerabilità”. A metà marzo era attesa la revisione del rating da parte di Moody’s, che però ha sospeso il giudizio. Prossimo appuntamento già in agenda è quello con S&P, il 26 aprile. Intanto Confindustria ha fissato a zero le sue previsioni di crescita nel 2019.

Novità dalla Banca Centrale Europea. Il primo rialzo dei tassi non è più previsto in estate ma a fine anno; slitta in avanti anche la fine del programma di reinvestimenti dei capitali rimborsati sui titoli in scadenza; le TLTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations, le operazioni mirate a far arrivare il credito a imprese e famiglie) in scadenza saranno sostituite da sette nuovi prestiti della durata di due anni, i cui interessi si muoveranno in tandem con il tasso di riferimento della BCE, con incentivi commisurati al raggiungimento degli obiettivi di credito.

E la Fed si riscopre “colomba”. Cambia il “dot plot” della Federal Reserve: i tassi sono fermi al 2,25%-2,50% e non si prevedono aumenti per quest’anno, al contrario di quanto indicato a dicembre, quando si era detto che nel 2019 gli interventi di incremento sarebbero stati due. L’anno prossimo dovrebbe esserci un solo rialzo, poi di nuovo nessuno nel 2021. La riduzione del bilancio Fed dovrebbe rallentare a maggio per poi interrompersi a settembre.

La BoJ conferma tutto. La Bank of Japan ha confermato la sua politica monetaria: tasso di interesse a breve a -0,1% e prosieguo degli acquisti di titoli di Stato.

 Il Bund finisce sotto zero. Lo slittamento delle banche centrali verso posizioni più espansive ha determinato un calo dei rendimenti obbligazionari in tutto il mondo. Il Bund tedesco, per esempio, è andato sotto lo zero dopo che il presidente della BCE Mario Draghi ha detto che un atteggiamento accomodante è ancora necessario.

L’inversione che non piace. La curva dei rendimenti USA, intanto, ha mostrato la famigerata inversione, cosa che non accadeva dal 2007. In pratica, a scadenze più lunghe corrispondono tassi più bassi. E ciò generalmente è la spia di una fase economica recessiva e/o deflattiva in arrivo. All’inizio del 2000 la curva era inclinata negativamente: all’incirca un anno dopo, l’economia USA entrò in recessione.

 Il decennale greco torna sulla scena. Domanda sostenuta per la prima emissione di titoli decennali del Tesoro greco dopo gli anni del salvataggio e dei piani di austerità. Per il primo ministro Alexis Tsipras, è la prova che il Paese si sta lasciando alle spalle la sua crisi. L’agenzia di rating Moody’s è intervenuta alzando di due gradini il rating sul debito sovrano, da Caa2 a B3, con outlook positivo.

Petrolio, l’Arabia taglia ancora. Le quotazioni del greggio non sono ancora ai livelli auspicati da molti membri OPEC e Riad intende quindi fissare la produzione ben sotto i 10 milioni di barili al giorno ad aprile, in linea con marzo e sotto le quote di febbraio.