Ciclo economico: perché è importante conoscerlo?

Per un investitore può essere utile sapere quale fase del ciclo economico stiamo attraversando prima di fare una scelta di spesa o prendere una decisione di investimento

L’economia, lo sappiamo, alterna periodi di crescita a periodi di rallentamento, in una serie continua di movimenti di intensità variabile. Lo abbiamo visto bene nel primo decennio di questo 21esimo secolo: nella prima parte, diciamo dal 2002 in poi, l’economia mondiale è cresciuta a ritmi sostenuti, ma dal 2007 in poi si è verificata una brusca inversione di rotta, con lo scoppio di una vera e propria crisi finanziaria globale. Esiste un nome per indicare questo continuo susseguirsi di fasi di espansione e recessione: ciclo economico.

La crescita ottimale esiste davvero? Cerchiamo di prendere confidenza con questo concetto, anche perché per un investitore può essere molto utile sapere in quale fase del ciclo economico ci si trova prima di prendere una decisione di spesa o di investimento. Teoricamente, una crescita “ottimale” – o più tecnicamente “sostenibile” – dovrebbe essere costante, né troppo lenta né troppo rapida. Ma nella realtà la crescita economica tende a muoversi “a strappi”. Quando l’economia è in espansione, questo si riflette su Prodotto Interno Lordo, tassi di interesse, inflazione, occupazione e mercato azionario, che in genere tendono a salire – e viceversa a scendere nelle fasi di recessione.

Come si compone un ciclo economico? Statisticamente, l’attività economica varia nel tempo a ritmi che, come abbiamo visto, possono avere diversa intensità. Quel che sappiamo è che i cicli economici sono delimitati da un punto di svolta superiore e da un punto di svolta inferiore nell’andamento dell’attività economica: la recessione va dal punto di svolta superiore al punto di minimo, mentre la ripresa o espansione è il movimento dal punto di minimo verso il massimo successivo. Le fasi di ripresa possono percorrere traiettorie diverse: solo per citarne alcune, c’è quella a L, caratterizzata da un brusco calo e da una ripresa particolarmente lenta e lunga, quella a V, con una caduta rapida e una altrettanto rapida risalita, quella a U, che indica una transizione più graduale e quella a W, con una doppia recessione (e doppia ripresa).

Perché ne stiamo parlando? Tanto per cominciare, perché crescita e recessione hanno ripercussioni tangibili e differenti sul risparmio e sugli investimenti. Nei periodi di rallentamento economico, l’inflazione e i tassi di interesse tendono a scendere: significa che i risparmiatori incasseranno meno interessi dai loro conti di risparmio, mentre chi ha richiesto un prestito a tasso variabile pagherà rate inferiori. Al contrario, nei periodi di ripresa i tassi di interesse salgono e, di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni precedente emesse scendono: questo può rivelarsi particolarmente sfidante per gli investitori obbligazionari.

Facciamo un esempio. Proviamo a spiegare molto brevemente e senza addentrarci in tecnicismi questa relazione tra tassi di interesse e valore delle obbligazioni: supponiamo di aver acquistato un’obbligazione che costa 100, dura un anno e riconosce un interesse dell’1%. Fra un anno ritireremo il nostro capitale pari a 100 più l’1% di interesse, per un ammontare pari a 101. Ma cosa succede se, subito dopo aver comprato l’obbligazione, la banca centrale ritocca i tassi di interesse al rialzo e i rendimenti delle nuove emissioni si adeguano salendo, per esempio, dall’1% all’1,5%? Semplicemente, per noi diventerà molto complicato vendere la nostra obbligazione recuperando i 100 euro investiti, dato che il titolo che abbiamo in mano riconosce un interesse (1%) ormai più basso rispetto a quello offerto attualmente dal mercato (1,5%). L’unica via per disfarsi dell’obbligazione sarebbe dunque quella di abbassare il prezzo (e quindi accettare di perderci qualcosa), in modo da controbilanciare il minore interesse riconosciuto.

La pianificazione è fondamentale. Ecco spiegato perché è importante farsi un’idea della fase del ciclo economico in cui ci troviamo: se ci aspettiamo un’imminente ripresa economica, forse non è il momento ideale per comprare obbligazioni. Al contrario, se prevediamo un prossimo rallentamento economico, potremmo pensare di sottoscrivere un prestito a tasso variabile. In tutti i casi, le indicazioni di un professionista possono aiutarci a compiere scelte di investimento più consapevoli, pianificando per tempo le nostre mosse.