Commissione Europea, le sfide di Ursula

La presidente Ursula von der Leyen ha presentato la sua squadra: agli Affari Economici l’italiano Paolo Gentiloni. Fa discutere una delega alla “protezione dello stile di vita europeo”, ma la priorità resta la crescita

Martedì 10 settembre la nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato la lista dei 26 commissari per i prossimi cinque anni. La distribuzione di genere è sintonizzata sulla piena parità: 13 donne e altrettanti uomini. Tutti dovranno essere confermati durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo che si svolgerà dal 21 al 24 ottobre. Poi, il primo novembre, la Commissione chiamata a governare le sfide dell’UE nel lustro 2019-2024 entrerà in carica.

Breve recap: come funziona la Commissione UE. Disclaimer: qui si entra un po’ nel tecnico. Ma siccome ci riguarda tutti – stiamo parlando del vertice dell’Unione Europea, che propone atti legislativi, programmi di finanziamento, nonché il bilancio annuale, poi discussi e approvati da Parlamento e Consiglio UE – è necessario almeno un ripasso basic dei meccanismi che sottostanno alla sua formazione.

  • Ogni cinque anni, dal 1979, l’elettorato attivo degli Stati membri dell’UE si reca alle urne per eleggere a suffragio universale i parlamentari europei.
  • In base all’esito del voto (e dunque alla maggioranza che ne emerge), il Consiglio UE, composto dai capi di Stato e di governo dei Paesi membri, propone al Parlamento un candidato alla presidenza della Commissione.
  • Tale candidato è da considerarsi eletto solo se ottiene il sostegno della maggioranza assoluta dei membri del Parlamento UE.
  • Superato questo passaggio, il presidente eletto sceglie – come ha appena fatto Ursula von der Leyen – i potenziali vicepresidenti e commissari, basandosi sui suggerimenti degli Stati membri dell’Unione.
  • Questa lista deve ricevere l’ok del Consiglio e del Parlamento Europeo (cosa che stavolta accadrà, come accennato, a ottobre).
  • Solo dopo questo ulteriore passaggio vicepresidenti e commissari vengono nominati dal Consiglio Europeo.

Stavolta la Commissione è composta da un totale di 27 tra uomini e donne: la presidente più i 26 cui abbiamo fatto cenno in apertura. Dunque, 27 e non più 28: nell’imminenza della Brexit, il Regno Unito è fuori dai giochi.

Gli Affari Economici all’italiano Gentiloni. Ognuno dei 27 membri della Commissione proviene da un Paese UE. Nonostante ciò, il loro compito è quello di “difendere gli interessi generali dell’Unione piuttosto che i singoli interessi nazionali” (fonte: sito Commissione UE). Il commissario indicato dall’Italia è l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al quale la presidente von der Leyen ha assegnato la competenza per gli Affari Economici. Si tratta della seconda delega più importante in campo economico, dopo quella del vicepresidente Valdis Dombrovskis. I vicepresidenti sono otto in tutto, ma quelli esecutivi sono tre e non sono nomi nuovi per chi segue la politica europea: la danese Margrethe Vestager (digitale), l’olandese Frans Timmermans (European Green Deal) e appunto il lettone Dombrovskis (economia). Nota a margine (ma non troppo), le polemiche suscitate dall’assegnazione al greco Margaritis Schinas, uno degli otto vicepresidenti, della delega alla “protezione dello stile di vita europeo”. Nelle intenzioni della presidenza, Schinas si occuperà anche di migrazione e sicurezza. Ed è qui che sta l’intoppo: la direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee Eve Geddie ha sottolineato il rischio di un collegamento tra il tema “migranti” e la protezione del suddetto “stile di vita”. Critiche anche dall’ala socialista e da quella liberale del Parlamento UE: resta dunque da capire se la delega verrà confermata.

Ambiente, digitale, crescita: le sfide di Ursula. La ratio del proporla, comunque, potrebbe essere stata quella di rassicurare l’elettorato europeo, allontanatosi in modo non trascurabile dai partiti tradizionali e spostatosi verso le posizioni della destra populista ( https://vocearancio.ing.it/va-europa-voto-risultati-gli-effetti-sui-mercati/). Di fatto, la presidente della Commissione UE appare più che conscia dell’urgenza di riavvicinare l’UE ai suoi cittadini contrastandone il crescente euroscetticismo e la conseguente attrazione verso i partiti nazionalisti e sovranisti. Ma rassicurare il ceto medio e riportarlo su posizioni più moderate e filo-UE è solo una delle grandi sfide che attendono la nuova Commissione. E si intreccia con le altre, che sono l’ambiente e il digitale, non a caso affidate a due figure di assoluto peso: i già citati vicepresidenti Timmermans e Vestager. Puntando su ambiente e digitale, la presidente vuole non solo dare corpo a due vitali priorità ma anche rilanciare la crescita economica: più crescita significa più benessere e, quindi, meno carburante per i partiti dell’“anti”. Ursula von der Leyen sembra per questo anche pronta a fare leva sui margini di flessibilità contenuti nelle regole di bilancio, purché ovviamente la spesa sia rivolta agli investimenti.

Riuscirà a trovare un equilibrio tra chi vuole allentare le briglie e chi teme un’impennata del debito? Staremo a vedere.