La community che mappa le città a misura di donne

Wher, vincitrice della ING Challenge, è un'applicazione per donne che indica quali sono le strade e i quartieri più sicuri dove vivere o spostarsi

Wher è un’applicazione che punta a cambiare il modo di muoversi nei contesti urbani. È la prima community italiana pensata per consigliare alle donne i percorsi più sicuri per spostarsi in città, quali strade percorrere, quali zone evitare, sulla base dei consigli di altre donne. Wher offre mappe urbane della percezione di sicurezza al femminile, tutte voi potete usarle per decidere che itinerario seguire o dove cercare casa e tutte potete contribuire a questa cartografia digitale con le vostre personali esperienze. È disponibile da un anno (10mila download, 2500 km di strade mappate già nella sola Milano) e ha vinto la tappa dedicata al tema Everyday Digital della nostra ING Challenge. Ne abbiamo parlato con la fondatrice, Eleonora Gargiulo.


La fondatrice di Wher, Eleonora Gargiulo, insieme a Valerio Fallucca, Head of retail di ING Italia.

Qual è stato il percorso che l’ha portata a Wher? «Lavoravo in Telecom, mi occupavo della progettazione di prodotti innovativi e mobile app. Sono laureata in psicologia, umanista prestata all’innovazione tecnologica. Mi occupavo dei bisogni e delle esigenze degli utenti. Wher coniuga la mia attenzione all’aspetto sociale e quella all’innovazione. L’idea nasce nel 2017 ed è online dal 2018 ».Partiamo proprio dai bisogni degli utenti: a che tipo di esigenza risponde Wher? «Il miglioramento della self confidence personale, della percezione di sicurezza, della consapevolezza, del livello di benessere quando ci si muove in città. Insomma: qualità della vita. La necessità di partenza era: non conosco la zona in cui devo uscire stasera o mi sto per trasferire e voglio capire se ha un buon rating. All’inizio il nostro concetto base era più stretto (la percezione della sicurezza), poi si è allargato a valutare illuminazione, affollamento e a quanto in generale una donna consiglierebbe una determinata area a un’altra donna».

Come si creano le valutazioni? «Incrociamo gli open data disponibili con le valutazioni delle utenti. C’è un rating di sicurezza, che mi permette di sapere quante donne mi hanno detto che quella strada è tranquilla, quante dicono che va fatta con attenzione e quante che va evitata, con la possibilità di aggiungere commenti testuali, così da prendere sempre una decisione informata. L’app ha un navigatore che elabora un itinerario per arrivare a destinazione secondo strade consigliate da altre donne».

Chi sono le vostre utenti? «Circa ottocento ragazze di Milano hanno contribuito in maniera attiva alla mappatura della città, con loro abbiamo fatto dei workshop di co-progettazione, per migliorare e crescere insieme. Le chiamiamo “wherrior”. La fascia di età di chi usa l’app è ampia ma spesso le utenti sono tra i 20 e i 35 anni. Sono giovani donne dinamiche che vivono in città grandi e si spostano con frequenza, studentesse o lavoratrici,   spesso in ambito digitale o creativo. Sono tutte unite dall’idea di aiutare altre donne. Le definiamo dinamiche e pacifiche».

Qual è il vostro modello di business? L’app sarà sempre gratuita? «L’app è gratuita e collaborativa, uno dei nostri modelli è Waze, il senso è mettere su un prodotto, con una community solida alla base, che possa integrarsi all’interno di servizi che hanno una mappa al loro cuore, realtà come Airbnb o Booking. Queste piattaforme potrebbero essere arricchite da un layer di informazioni dedicato alla sicurezza femminile, che è uno dei difetti più importanti degli open data al momento, perché sono compilati in una percentuale bassissima da donne, solo il 5%, quindi le loro esigenze finiscono sempre fuori».

In quante città è presente il servizio? «Siamo a Milano, Torino, Bologna, Catania, in parte Napoli e Palermo. Abbiamo le città europee nel mirino, ne mapperemo altre nei prossimi due anni:ogni città ha sue esigenze specifiche, ora siamo in fase di analisi».

Qual è il suo bilancio della partecipazione alla ING Challenge? «È stato interessante ed emozionante confrontarsi col pubblico in sala. Spesso gli utenti sono numeri su una dashboard o ragazze con le quali collaboriamo, uscire fuori ha un impatto importante. Inoltre, la tematica everyday digital è esattamente in linea con quello che facciamo, ci rivogliamo a un pubblico cosmopolita e connesso, che non vuole semplicemente usare una mappa ma è interessato a contribuire a quella mappa, influenzare e non solo fruire».