Coronavirus, 6 cose da sapere per affrontare la “nuova normalità”

La crisi provocata dalla pandemia di coronavirus ha cambiato e sta cambiando il mondo e le nostre abitudini: come ne uscirà modificata l’economia?

Quella che stiamo vivendo non è solo una crisi sanitaria di proporzioni immense, ma un evento in grado di trasformare la nostra vita, le nostre abitudini. Ci avviamo inesorabilmente verso un nuovo paradigma, una vera e propria rivoluzione che comprende una necessaria ristrutturazione dell’ordine economico globale.
Ma come possiamo iniziare a navigare verso il futuro? C’è chi pensa a sopravvivere nell’immediato e chi invece, volgendo lo sguardo al futuro, pensa già a come posizionarsi una volta che l’emergenza sarà passata, quando si tornerà alla normalità. Quello che tutti certamente si domandano è “come sarà la nuova normalità?”.

Proviamo a capirlo insieme.

  1. Il ritorno della distanza. Globalizzazione, viaggi, abbattimento delle frontiere e delle distanze: questi gli imperativi che hanno caratterizzato la nostra epoca negli ultimi 20 anni.  L’esplosione della pandemia ci ha costretti a tornare indietro e ha fatto tornare alla ribalta il concetto di distanza. I governi di tutto il mondo hanno imposto dure restrizioni alla liberà di movimento di persone e beni, come forse non avveniva dai periodi di guerra. Tutto questo ha ricadute significative anche sul mondo delle imprese: maggiori restrizioni alle frontiere porteranno probabilmente a una maggiore preferenza per i prodotti e i servizi locali e, di conseguenza, a una rinnovata resistenza alla globalizzazione.
  2. Resilienza. Anche quando le restrizioni inizieranno a diminuire, le aziende dovranno comunque capire come reinventarsi e posizionarsi in una realtà che è cambiata, per alcuni versi in maniera irreversibile. La chiave per la sopravvivenza per le imprese è la resilienza, ossia riuscire ad assorbire lo shock e uscirne meglio della concorrenza, ripensando il loro modello di business.
  3. Economia contactless: il digitale. Immaginare un modello di business in cui il contatto umano è ridotto al minimo è sempre più facile e non si tornerà indietro, almeno non del tutto. Il coronavirus, infatti, in alcuni settori ha rappresentato un punto di svolta decisivo: basti pensare a fenomeni come il commercio digitale, sicuramente avrai provato anche tu, durante il lockdown, diversi servizi digitali di consegna a domicilio, e la telemedicina. Questi servizi erano già esistenti prima dell’esplosione della pandemia ma che in seguito alle restrizioni hanno subito una forte accelerazione. Il contatto, in senso letterale e in senso lato, è stato drasticamente ridotto, ma non eliminato. Non possiamo e non dobbiamo però ignorare i cambiamenti avvenuti in questi mesi: essi rappresentano un arricchimento e in certe situazioni possono permettere di raggiungere un maggior grado di efficienza e flessibilità.
  4. Più intervento del governo nell’economia. Al 10 aprile i governi di tutto il mondo avevano già annunciato piani di risanamento per 10,6 trilioni di dollari, l’equivalente di otto piani Marshall! Trasferimenti diretti in contanti ai cittadini bisognosi, nazionalizzazioni, prestiti, sospensione dei mutui, poco importano le modalità ma nessuno si è tirato indietro. Per la prima volta, soprattutto in Europa, si è messo da parte il concetto di debito e le istituzioni sembrano andare tutte nella stessa direzione: sostenere cittadini e imprese.
  5. Cambiano le industrie, ma anche i consumatori. Una delle questioni chiave che gli imprenditori si trovano ad affrontare è capire se il loro settore si riprenderà dallo shock economico provocato dal virus o se subirà danni e/o trasformazioni durature.
    Un esempio? I cambiamenti nell’atteggiamento dei consumatori – maggiore consapevolezza dell’importanza della salute e desiderio di vivere in modo più sano – potrebbero portare a un cambiamento permanente delle loro abitudini alimentari. Forse è successo anche a te. Alcuni governi potrebbero anche cambiare le regole sulla privacy e la condivisione dei dati personali, se si può dimostrare che l’uso di tali dati durante la crisi ha contribuito a salvaguardare la vita. E le imprese? Non potranno che adeguarsi, cambiando business model e riposizionandosi sul mercato.
  6. Trovare il lato positivo. Se come si dice la necessità è davvero la madre dell’invenzione, la crisi scatenata dal coronavirus potrebbe portare anche a esiti positivi. È improbabile che questi si avvicinino a compensare il tributo umano ed economico che è stato pagato, tuttavia, data la generale mancanza di ottimismo in questo momento, può essere utile considerare alcuni fattori incoraggianti.

Primo fra tutti l’imperativo umano di comunicare, che ci ha costretto a trovare nuove ed innovative vie per restare in contatto.

Per le aziende le conseguenze sono state profonde. Molte hanno imparato ad operare in remoto e hanno scoperto che lo smart working può essere una realtà duratura ed efficace, anche nella non emergenza.

Quello che potrebbe succedere è che le decisioni prese durante e dopo la crisi portino a una minore prosperità, a una crescita più lenta, a un aumento delle disuguaglianze, a burocrazie governative infinite e a confini rigidi. Oppure potrebbe esserci una esplosione di innovazione e produttività, industrie più resistenti e resilienti, governi più intelligenti. Nessuna delle due cose è inevitabile; anzi, il risultato sarà probabilmente un mix. Tutto dipende da innumerevoli decisioni che devono essere prese da individui, aziende, governi e istituzioni.