Cosa sono gli indici di Sharpe e di Sortino?

Ci sono alcuni indicatori che possono aiutarci a mettere a fuoco quanto un investimento è adatto ai nostri obiettivi e propensione al rischio. Tra questi lo Sharpe Ratio e il Sortino Ratio: come funzionano

State valutando due o più proposte di investimento. Poniamo dei fondi comuni. Come decidere qual è la più convincente? C’è chi si lascia abbagliare dalla performance da inizio anno, ma non è una scelta saggia. Esistono alcuni precisi indicatori che possono aiutarci a mettere a fuoco la bontà di un investimento rispetto ai nostri obiettivi e alla nostra propensione al rischio. Due su tutti sono utili sebbene, da soli, non esaustivi: lo Sharpe Ratio e il Sortino Ratio.

Cos’è lo Sharpe Ratio. Lo Sharpe Ratio ci dice in pratica quanta performance viene generata per unità di rischio che si corre, fermo restando che il rischio è la conditio sine qua non può esserci rendimento. Come si calcola? Richiamate alla memoria le frazioni che avete studiato a scuola: c’erano un numeratore e un denominatore, ricordate? Ebbene, in questo caso come numeratore abbiamo la performance ottenuta da un investimento in un dato periodo, cui si sottrae la performance di un investimento a bassissimo rischio (un fondo di liquidità, un BOT a 3 mesi, eccetera); come denominatore abbiamo invece una misura del rischio corso nel medesimo periodo, che per lo Sharpe Ratio è la volatilità storica.

Sharpe-RatioPiù alto è lo Sharpe Ratio, più l’investitore è compensato per il rischio che ha sopportato. Ma attenzione: l’indicazione ha senso se applicata su un arco temporale di una certa consistenza. Un investimento con una bellissima performance da inizio anno può essere fortuna: il gestore si è assunto rischi elevati e gli è andata bene. L’incidenza del caso su un periodo di tre, cinque o magari dieci anni è sensibilmente meno significativa: ed è su questo arco di tempo che ha decisamente più senso valutare lo Sharpe Ratio.

Sharpe-Ratio-Sintesi

Cos’è il Sortino Ratio. Poniamo che il rendimento minimo accettabile per noi sia del 5%: qualsiasi risultato inferiore a questo, per quanto positivo, non ci piace, proprio perché sotto il minimo che avevamo pregustato. Ed è qui che entra in gioco il Sortino Ratio: il suo obiettivo è misurare l’extra-rendimento di un portafoglio rispetto al minimo accettabile (il Minimum Acceptable Return, anche noto come MAR). In altre parole, l’Indice di Sortino va a sondare quanto rendimento è stato generato rispetto a un’attività ritenuta priva di rischio.

La formula per calcolare l’Indice di Sortino è la seguente:

Indice-Sortino

Il denominatore in questo caso è la downside deviation, una misura di rischio di ribasso ottenuta utilizzando solo i rendimenti inferiori all’attività priva di rischio.

Un valore alto significa che il rischio di sperimentare in futuro (se l’indicatore è ex ante) o di aver sperimentato in passato (se l’indicatore prende in considerazione le performance storiche) rendimenti sotto il minimo accettabile è relativamente basso. Al contrario, un basso valore evidenzia un rischio di andare sotto il minimo accettabile relativamente alto. Generalmente, sono giudicati buoni valori sopra allo 0,5 su archi di tempo abbastanza lunghi.

I limiti e l’utilità dei due indici. In conclusione, il Sortino Ratio consente di discriminare tra due o più strumenti finanziari che, a un primo sguardo, sono molto simili, andando a selezionare quello che può dare più soddisfazioni in termini di extra-rendimento rispetto al minimo ritenuto accettabile.
Ma il Sortino Ratio, come lo Sharpe, da solo non basta a restituirci un quadro completo del rischio di un investimento: motivo per cui in genere li si utilizza combinati con altri metodi per la valutazione del rischio stesso. Ed è anche la ragione per cui capita di vederli spesso in coppia, un po’ come gli agenti di polizia nei telefilm “made in USA”: pure loro, in qualche modo, addestrati per servire e proteggere i nostri portafogli.

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