Cos’è il TER e come si calcola il costo degli investimenti

I costi di un fondo sintetizzati e rappresentati nel TER riguardano alcune voci, ma al contempo ne escludono altre. Vediamo cos’è, come si calcola e cosa contiene esattamente il Total Expense Ratio

Investire ha un costo, non solo in termini di rischio che di volta in volta decidiamo di assumerci, ma anche reale, dato da quanto paghiamo per avere un determinato strumento finanziario nel nostro portafoglio. Per quanto riguarda i fondi comuni d’investimento e gli Exchange Traded Funds, l’indicatore di costo da verificare si chiama Total Expense Ratio, più comunemente detto TER.

 Piacere, sono il TER. Come suggerisce il nome, il TER è un rapporto: la parola inglese “ratio”, infatti, sta appunto per “rapporto”, inteso come proporzione. Il TER si calcola dividendo il totale dei costi a carico del fondo – sia esso fondo comune o ETF – per il patrimonio medio annuo del fondo stesso, moltiplicando poi il risultato per 100. Di fatto, dunque, è un rapporto percentuale. La formula è la seguente:

(Totale costi a carico del fondo/Patrimonio medio annuo del fondo)*100

Mettiamo, per esempio, che il fondo XYZ, abbia un patrimonio medio di 500 milioni di euro e costi a carico per 13 milioni. Ne consegue che questo sarà il TER:

(13/500)*100=2,6

Tale valore percentuale – 2,6% – ci rivela l’ammontare complessivo delle spese annuali a carico dei sottoscrittori del fondo. Una somma che è finalizzata a coprire i servizi connessi alla gestione, ma non solo.

 Cosa c’è dentro il TER? I costi di un fondo sintetizzati e rappresentati nel TER riguardano alcune voci e al contempo ne escludono altre. Qui di seguito riassumiamo quelle incluse nel perimetro:

  • Commissioni di gestione, che coprono l’85% circa del TER: esse ci dicono quanta parte del capitale da noi investito serve a remunerare l’attività di gestione.
  • Commissioni di deposito, pari all’incirca al 5% del TER. Il capitale raccolto dal fondo viene depositato presso una banca, ma la proprietà delle varie quote resta in capo ai rispettivi sottoscrittori. La banca, in sostanza, svolge soltanto una funzione di custodia, dalla quale discende questa commissione.
  • Commissioni di performance: laddove presenti, pesano circa il 10% in media sul totale del TER. Non sono applicate per tutti i fondi e sono sempre assenti nel caso degli ETF. Funzionano così: quando previste, scattano se la performance del fondo risulta migliore di quella di un certo benchmark, ovviamente preselezionato, o maggiore di una soglia dichiarata nel prospetto informativo.
  • Commissioni di amministrazione, che costituiscono meno dell’1% del TER. Tengono in considerazione i costi legali connessi al fondo, alla sua pubblicizzazione e più in generale a varie spese amministrative.

Quindi, ricapitolando: che si tratti di fondi comuni o ETF, il Total Expense Ratio comprende sicuramente le commissioni di gestione, quelle di deposito e le commissioni di amministrazione. Solo in qualche caso le commissioni di performance. Fuori dal perimetro del TER, invece, la parte fiscale, le commissioni di sottoscrizione, lo switch, vale a dire il disinvestimento da un sottostante con contestuale reinvestimento in un altro sottostante, e la negoziazione, ovvero le operazioni di acquisto e vendita, in altre parole il trading.

Come si legge il TER? Abbiamo detto che il TER è un indicatore di costo. Ma come va letto? Semplice: più è alto, più costoso è il fondo, mentre più basso è il suo valore, minori saranno le commissioni che dovremo pagare. Insomma, più basso è il TER, più efficiente in termini di costo sarà il fondo: una regola generale che il grafico seguente chiarisce con tutta evidenza.

 

In pratica, ipotizzando un investimento di 30 mila euro al 5% annuo in tre anni e un TER del 2,5%, avremmo spese di commissione ben oltre i duemila euro. Mentre un TER dello 0,75%, a parità di investimento, implicherebbe un costo di poco più di 670 euro. Più di 1.500 euro di differenza: non proprio quisquilie. Morale: studiatevi bene il TER prima di sottoscrivere un fondo e trovarvi poi a dover pagare somme sostanziose per il servizio che ricevete.