Dazi USA, i prodotti italiani più colpiti

Via libera della WTO agli USA per l’imposizione di dazi in risposta agli aiuti pubblici illegali concessi dall’UE ad Airbus. Sul “made in Europe” si abbatterà una stangata da 7,5 miliardi di dollari. Tra i prodotti italiani più colpiti quelli agroalimentari

Il 2 ottobre l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha autorizzato gli Stati Uniti per l’imposizione di dazi punitivi del valore di 7,5 miliardi di dollari sulle importazioni di beni provenienti dall’Unione Europea. La ritorsione è stata considerata legittima a causa dell’aiuto concesso dall’Europa alla società aerospaziale Airbus nel 2004.
La risposta di Trump non si è di certo fatta attendere: pronti a scattare dal 18 ottobre per una durata minima di 120 giorni, prorogabili di ulteriori 180 giorni, ulteriori dazi del 25% su una lista di prodotti made in UE. L’applicazione dei dazi USA si accinge a creare non pochi problemi all’export europeo e al nostro made in Italy: i dazi sui prodotti europei, che ad oggi ammontano già al 15%, dal 18 ottobre potrebbero raggiungere il 40%, con conseguenti aumenti di prezzo considerevoli per i consumatori statunitensi.

La black list americana. Dopo l’autorizzazione alla ritorsione statunitense, il WTO ha inoltre appena approvato la lista dei prodotti soggetti a dazi, dando così il via libera definito agli Stati Uniti per imporre tariffe aggiuntive sull’export europeo. Ma cosa contiene la lista definitiva? Lo vediamo di seguito.

  • Formaggi e salumi: dazi del 25% in più su quasi tutti i formaggi freschi o stagionati, a partire dai formaggi italiani e francesi. A rischio emmenthal, groviera, parmigiano, grana, gorgonzola, feta.
  • Vini e oli: dazi al 25% per prodotti francesi, tedeschi e spagnoli. Salvi champagne e prosecco.
  • Alcolici e liquori: anche qui 25% sul whiskey scozzese e nordirlandese e su tutti i liquori italiani (amari e Aperol compresi) e iberici (come il Porto). Salvo il cognac.
  • Biscotti, caffè e abbigliamento: ricarico del 25% su prodotti alimentari come i biscotti (salvi quelli italiani), wafer, waffle, olive spagnole (escluse quindi greche e italiane), caffè tedesco. Colpiti anche diversi capi di abbigliamento “made in UK”, mentre sarebbero per ora esclusi i prodotti di lusso.
  • Velivoli: su tutti i nuovi velivoli commerciali e su molte delle componenti per aerei scatteranno ulteriori dazi USA del 10%. La misura colpirà soprattutto Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

I prodotti italiani a rischio: vino, olio e pasta salvi. Come abbiamo visto, la lista sembra graziare molti prodotti italiani. La stangata, infatti, sembra rivolta principalmente ai Paesi “colpevoli”, secondo l’amministrazione USA, di aver aiutato Airbus nel 2004. Tuttavia, la guerra commerciale peserà sul nostro bilancio economico, e non di poco. Liquori, formaggi (caprini e vaccini), prosciutti e simili, succhi di frutta: a pagare il conto più salato rischia di essere l’agroalimentare italiano, soprattutto l’industria casearia[1], Parmigiano Reggiano e Grana Padano in testa. Secondo Coldiretti, la tassa sui formaggi farà alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al chilo. A un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi, stimato nell’80-90% del totale dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. In pericolo anche pecorino e provolone, salvi invece i prodotti DOP, prosciutto cotto e crudo, l’olio, il vino, la pasta e la mozzarella di bufala, in virtù di un recente accordo sulle importazioni con un consorzio USA.

Quanto vale il made in Italy a rischio? Non poco, considerando che gli Stati Uniti rappresentano il nostro primo partner commerciale al di fuori dei confini europei. E ciò che vendiamo in America è soprattutto l’eccellenza agroalimentare italiana. Nel 2018, le esportazioni italiane verso gli USA hanno raggiunto e superato i 42 miliardi e 400 milioni di euro. L’export di prodotti lattiero-caseari ha totalizzato 283 milioni di euro, secondo solo a quello delle bevande. Per Federalimentare i dazi statunitensi potrebbero quindi causare un calo dell’export rilevante. Volendo quantificare le perdite, secondo Coldiretti i dazi USA costeranno al nostro Paese quasi un 1 miliardo di euro. Il grana padano subirebbe le maggiori perdite, circa 270 milioni di euro, e una forte battuta d’arresto registrerebbe anche il parmigiano, dato che gli Stati Uniti rappresentano il secondo acquirente dopo la Francia. Inoltre, l’applicazione dei dazi ai prodotti italiani favorirà la diffusione di prodotti agroalimentari contraffatti negli Stati Uniti, ovvero cibi e alimenti spacciati per italiani, che avranno inevitabilmente un vantaggio rispetto a quelli, più costosi, importati dall’Italia.

Cosa succede ora? Come abbiamo detto, la lista definitiva dei prodotti sottoposti ai dazi americani è stata approvata, si attende ora solo la data d’inizio dell’imposizione delle tariffe, prevista per venerdì 18 ottobre. Secondo Federalimentare, in ogni caso, le aziende italiane non devono cedere agli allarmismi: “se gli USA rappresentano il nostro primo mercato extraeuropeo non è certo per i costi bassi dei prodotti italiani ma per i prodotti d’eccellenza creati con un know-how unico”. I consumatori americani hanno già fatto pressioni per l’esclusione del prosecco dalla lista nera e sicuramente non saranno felici di consumare “parmesan cheese” al posto del vero parmigiano italiano. Intanto, il 13 novembre è attesa un’altra decisione potenzialmente esplosiva dell’amministrazione Trump: quella dei dazi sulle auto europee, che colpirebbe soprattutto i colossi tedeschi. La saga continua.

 

 

[1] Nella black list USA viene specificato che il dazio del 25% si applica al formaggio grattugiato ma non alle forme.