Difendersi dalle fake news e dai bias cognitivi

La nostra struttura mentale ci porta a credere alle fake news e alle informazioni infondate. Come abbassare il livello della vostra credulità? Ecco tre raccomandazioni che possono aiutarvi

Siete svegli, in gamba e reattivi. Quindi sapete riconoscere una notizia farlocca – una famigerata fake news – quando ve la trovate davanti, corretto? Nessuno vi può gabbare. E invece sì. Perché dovete sapere che spesso le fake news appaiono su canali attendibili e con una presentazione tutto sommato sensata e coerente, almeno all’apparenza, e perciò non sono così facili da riconoscere. Inoltre, siamo naturalmente vulnerabili alle storielle.
Che fare, allora, per controllare la fondatezza delle notizie una per una? Con tutte le informazioni che ci arrivano addosso ogni giorno, sarebbe una fatica degna di Ercole. Il primo passo, piuttosto, è essere consapevoli dei tranelli in cui potremmo cadere. Ecco, dunque, tre raccomandazioni pronte all’uso.

Primo: riconoscere i propri pregiudizi. Reggetevi forte: tutti noi selezioniamo le fonti d’informazione e diamo loro priorità in base a ciò che vogliamo vedere e che già crediamo, trascurando quel che è più affidabile e/o corretto. Pensate, per esempio, ai feed di Twitter: non seguite forse persone che hanno opinioni simili alle vostre o che vorreste emulare? La professoressa di neuroscienze cognitive Tali Sharot spiega che tutti noi tendiamo a scegliere le fonti d’informazione che ci danno ciò che vogliamo, piuttosto che quelle che mettono in discussione ciò che pensiamo o che ci negano una conferma a una nostra idea preesistente.
Un esempio? Molti di noi sono attratti dai notiziari la cui linea editoriale è in armonia con le proprie opinioni politiche. Non solo: indipendentemente da quanto siano oggettivamente affidabili come fonti di notizie, tendiamo a valutarli come più affidabili se supportano il nostro punto di vista. In altre parole: accogliamo le informazioni con uno spirito diverso a seconda di chi ce le dà.

Così nasce la polarizzazione delle opinioni. Da questa tendenza a cercare il simile e a stare tra simili – vedendoci confermati nelle nostre opinioni, nelle nostre aspettative e nei nostri stati d’animo – discende la polarizzazione cui assistiamo in ogni momento sui social. Le persone convinte, per esempio, che i pinguini sanno volare ma che, per qualche motivo, ce lo tengono nascosto (vi ricordate la puntata dei Simpson?) – per quanto questa sia oggettivamente una fesseria – si ascoltano l’un l’altra e si compattano in un sol blocco, guardandosi bene dal confrontarsi con chi è di parere diverso e sostiene che, semplicemente, i pinguini non sono in grado di volare (avendo peraltro ragione). E ciò avviene anche al contrario.
Insomma, tendiamo a ignorare attivamente le informazioni che vanno contro il nostro sistema di opinioni: cerchiamo dunque di bloccarle per impedire loro di avere un impatto seppur minimo sulla nostra infrastruttura di pensieri e opinioni. Pensate di essere immuni a tutto ciò? Pia illusione: questi pregiudizi sono presenti in tutti, in misura maggiore o minore.

Secondo consiglio: imparate facendo. Quindi, che fare? Lasciate il debunking e il fact-checking a chi ha l’esperienza e gli strumenti per farli e concentratevi piuttosto sul modo in cui il vostro atteggiamento influisce sulle informazioni che consumate e sul “pre-bunk”. A coniare l’espressione pre-bunking è stato lo psicologo sociale Sander Van der Linden: in pratica, fare pre-bunking vuol dire scartare a priori le notizie false. Lo stesso van der Linden ha creato un programma di training digitale per insegnare alle persone a identificare in modo attivo le fake news.
Cominciamo col dire che Van der Linden definisce “fake news” non la semplice informazione farlocca, ma una volontaria e deliberata opera di disinformazione che risponde a un preciso intento. Occorre vaccinarsi contro queste false notizie. Come? Il suo programma di training digitale somministra questo vaccino simulando attivamente fake news in un ambiente controllato, per consentire all’utente di imparare a identificarle a colpo d’occhio di volta in volta. Diventando così più agile e sicuro nel farlo anche nel mondo reale.

Attenzione, infine, a come elaborate le informazioni. Non siete molto portati per i giochi elettronici? Nessun problema: potete sempre concentrarvi sul modo in cui elaborate le informazioni per formare e sviluppare il vostro set di convinzioni e opinioni personali. Sì, perché, anche quando la notizia è la stessa, capita che le conclusioni cambino da persona a persona, nonostante le informazioni di partenza siano esattamente le stesse. A tal proposito, Antonio Silva, consulente del Behavioural Insights Team, ci ricorda il ruolo dei vincoli cognitivi che influenzano la nostra capacità di ricevere ed elaborare informazioni, portandoci a dare la preferenza alle opzioni che richiedono un minore sforzo cognitivo.
Morale della favola: se volete incrementare la vostra consapevolezza sulle fake news lavorate soprattutto sulla prevenzione, badando innanzitutto a saper mettere in discussione anche i contenuti che sostengono ciò che pensate e che, quindi, vi piacciono di più. Insomma, sfidate il vostro ego e guardate oltre le vostre più radicate convinzioni: questo vi aiuterà a diventare lettori, fruitori e cittadini più consapevoli.