Equity crowdfunding, per chi investe e per chi fa azienda

Questo tipo di raccolta fondi è un'opportunità "a doppia corsia": per chi ha soldi da investire e per chi ha un'idea o un'attività imprenditoriale da promuovere. I numeri del mercato in Italia

Per chi ha un’idea di business, un’attività imprenditoriale avviata o anche solo il desiderio di investire in modo un po’ diverso c’è una possibilità che si chiama equity crowdfunding e, letteralmente, significa “raccolta di fondi in azioni”. Funziona così: l’impresa – sia essa start-up, pmi innovativa o pmi semplice – si presenta online sulle piattaforme autorizzate dalla Consob, l’autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari, illustra i suoi obiettivi e fissa il tetto di raccolta al quale vuole arrivare attraverso la campagna di raccolta. Se tutto va bene, accumula il suo gruzzolo e poi lo usa per sviluppare il suo business plan, altrimenti niente. E anche nell’ipotesi meno felice, comunque non perderà soldi: semplicemente, non potrà realizzare il piano. Chi le accorderà fiducia, invece, effettuerà un vero e proprio investimento azionario, con tutti i rischi del caso. Nel mezzo, ci sono i portali di equity crowdfunding: i loro gestori sono iscritti a un registro Consob che si divide in due sezioni, ordinaria e speciale (al 20 settembre 2018, la prima include 28 operatori e la seconda due). I vincoli dell’investimento e i requisiti previsti per i gestori dei portali si sono fatti più rigidi, a tutela degli investitori.

I numeri in Italia. Il terzo Report Italiano sul Crowdinvesting, realizzato dall’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano e presentato a luglio, ha calcolato che il capitale effettivamente raccolto in Italia in un anno – dal giugno 2017 al giugno 2018 – attraverso l’equity crowdfunding ammonta a 33.273.196 euro, in aumento di 20,9 milioni, che in valore percentuale corrispondono a un +168%, dallo stesso periodo di un anno prima. Secondo le stime presentate in estate dall’Osservatorio, il 2018 dovrebbe chiudersi con una raccolta intorno ai 24 milioni di euro.

Identikit di chi investe. Su un campione composto da 5.685 sottoscrizioni (5.319 persone fisiche e 366 persone giuridiche), l’importo medio della sottoscrizione perfezionata nel periodo in esame è risultato pari a 3.918 euro, in calo rispetto al valore di un anno prima (5.995 euro). Quanto alla distribuzione per sesso ed età, anche l’indagine 2018 ha confermato una netta prevalenza del sesso maschile, mentre l’equity crowdfunding in Italia continua a essere sostenuto soprattutto da adulti fra i 36 e i 49 anni, che rappresentano la giusta via di mezzo tra disponibilità economiche (maggiori rispetto agli under 35) e predisposizione alle tecnologie informatiche e all’investimento online (minore negli over 50). Quanto alla residenza geografica, l’oro va ai lombardi, seguiti da piemontesi e veneti.

Tutto dipende da dividendi e plusvalenze. In linea di principio, la remunerazione di un investitore nel capitale di rischio di un’azienda dipende da due fattori:

  • i dividendi distribuiti dall’impresa;
  • le plusvalenze dopo la cessione dei titoli, in caso di acquisizione o quotazione in Borsa.

Ognuno dei due non esclude l’altro e nessuno dei due è da dare per scontato. L’impresa, infatti, potrebbe non redistribuire gli utili, così come la cessione dei titoli potrebbe risolversi in una minusvalenza invece di una plusvalenza (se ho comprato a un valore più alto rispetto a quello di vendita, ci perdo). Senza contare che l’investitore può anche assistere alla perdita di tutto l’investimento, se l’azienda fallisce. Ciò premesso, quali risultati ha riportato, almeno fino al 30 giugno 2018, l’equity crowdfunding italiano?

I rendimenti? Per ora solo potenziali. Come riporta l’Osservatorio, finora zero dividendi, anche perché molte emittenti sono start-up, e nessuna plusvalenza o minusvalenza, perché non ci sono state quotazioni. In compenso, non si sono verificati fallimenti. “Abbiamo però osservato”, si legge nelle pagine del Report, “round successivi di aumento di capitale”. E “se alla raccolta in equity crowdfunding segue un ulteriore aumento di capitale con un sovrapprezzo maggiore, ci sarà una rivalutazione teorica dei titoli detenuti dall’investitore, che sarà tanto maggiore quanti più titoli nuovi saranno emessi”. Ecco allora che l’Italian Equity Crowdfunding Index ideato dall’Osservatorio presenta un apprezzamento del valore di portafoglio del 12,56% al settembre 2018. Del tutto teorico, però: “gli investitori passeranno davvero alla cassa quando ci saranno cessioni effettive di titoli, peraltro oggi rese complesse dalla mancanza di un mercato secondario efficiente e con bassi costi di transazione”.