Fondi absolute e total return: cosa sono e come funzionano?

C’è una piccola differenza fra gli uni e gli altri, ma entrambi sono accomunati dall’ambizione di dare al sottoscrittore un ritorno soddisfacente indipendentemente dall’andamento dei mercati. Il che, però, spesso si traduce in costi più alti

Scopriamo una tipologia di fondi comuni adatti ai periodi di alta volatilità sui mercati come quello che stiamo attraversando in questo momento: i fondi absolute e total return. Perché sono adatti ai periodi incerti come questo? Perché questi particolari strumenti finanziari utilizzano diverse strategie di portafoglio utili a ottenere un rendimento positivo assoluto in ogni fase di mercato, limitandone la volatilità. Per raggiungere questo risultato, le strategie adottate dal gestore possono essere tante e diverse nel corso della vita del fondo. Questo vale a dire che i fondi absolute e total return possono mettere in portafoglio diversi strumenti finanziari – azioni, bond, derivati, valute, commodities – a seconda delle diverse situazioni di mercato.

Cosa sono i fondi absolute e total return. I fondi absolute e total return sono comparsi sul mercato italiano nel 2005 a seguito dell’approvazione del regolamento della Banca d’Italia riguardante la direttiva europea UCITS III, la quale ha contribuito ad ampliare la categoria dei fondi tradizionali introducendo la possibilità di creare fondi sottoposti a meno vincoli nella costruzione del portafoglio. In altre parole, i fondi absolute e total return consentono al gestore di creare un portafoglio potenzialmente poco correlato con l’andamento dei singoli mercati. In che modo? A differenza dei fondi tradizionali – detti anche relative return perché la loro performance è strettamente collegata a un benchmark, un indice di riferimento – i fondi absolute e total return non seguono alcun indice e non devono puntare a “battere” nessun benchmark convenzionale. Volendo essere più tecnici, possiamo dire che un fondo absolute return di solito cerca di ottenere una performance uguale a quella di un indice monetario più uno spread. Per esempio, “tasso Euribor+2%”: il che significa che il fondo punta a un rendimento del 2% superiore a quello di un deposito al tasso Euribor.

Qual è la differenza tra absolute return e total return? Chiarita la filosofia di base, che è la stessa per entrambi, la differenza sta sostanzialmente nell’orizzonte temporale dell’investimento, nel livello di rischio e nelle strategie adottate dal gestore nello specifico. Per quanto riguarda le strategie absolute return, esse sono adatte a investitori che sono disposti a dare al gestore ampi spazi di manovra, delegando non solo le scelte di Paese, settore e titolo, ma anche quelle di allocazione tra differenti attività. I gestori sono orientati a strategie particolari precluse invece ai prodotti total return: per esempio, possono vendere allo scoperto prodotti finanziari e utilizzare ampiamente la leva finanziaria, incrementando notevolmente l’esposizione al mercato nei periodi di salita dei listini. Le strategie total return sono solitamente rivolte agli investitori che hanno un orizzonte temporale maggiore di un anno e una minore tolleranza al rischio. Rispetto agli absolute return, i prodotti total return – pur potendo utilizzare un ampio spettro di prodotti finanziari – sono sottoposti ad alcuni limiti di investimento (per esempio, la vendita allo scoperto).

Difetti e pregi dell’averli in portafoglio. Un fondo absolute (o total) return può costituire un valido strumento per aumentare la diversificazione nel proprio portafoglio d’investimento. Questi fondi, infatti, adottano qualunque tecnica e metodologia possa offrire un vantaggio rispetto al mercato e frequentemente adottano più strategie insieme (secondo l’approccio Multi-Strategy), per beneficiare al massimo della diversificazione. Tuttavia, anche se un fondo absolute return può aiutare a diversificare il portafoglio, bisogna prestare grande attenzione ai costi applicati. Questi fondi comportano infatti spese mediamente elevate: in media, il TER annuo di quelli venduti in Italia è dell’1,7%, ma non sono rari anche TER del 3%, con punte ben oltre il 4%. Quindi, prima di inserire questi particolari strumenti nel proprio portafoglio, è bene fare attenzione ai costi che, come si sa, a loro volta incidono sul ritorno dell’investimento.