Il Covid-19 infiamma i mercati

Preoccupano le ripercussioni che il Coronavirus avrà sull’economia globale. Intanto Biden vince il Super Tuesday USA e proseguono i negoziati sulla Brexit

Il Covid-19 infiamma i mercati

Venerdì 21 febbraio 2020. È la nostra data-spartiacque: prima sapevamo che esisteva il COVID-19, ovvero il coronavirus edizione 2019 responsabile di una sindrome respiratoria acuta grave simile alla SARS del 2003, ma era una cosa lontana, localizzata addirittura in Estremo Oriente; poi è stato individuato un “paziente uno” in Italia, al Nord, in provincia di Lodi (Lombardia). Da lì, il problema è diventato anche italiano. Ed europeo.

Fuga verso i beni rifugio. Da noi sono scattate importanti misure di contenimento, e con esse gli interrogativi sugli effetti che l’epidemia avrà sull’economia del nostro Paese e di tutto il Vecchio Continente. Un’ansia che si è trasferita anche sui mercati: listini mondiali in ribasso, nuova fiammata dello spread BTP-Bund, petrolio giù, di nuovo in auge i beni rifugio (in primis l’oro, che è arrivato a toccare i 1.680 dollari l’oncia).

I riflessi economici dell’epidemia. Il presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto che “potrebbe pesare più dello 0,2% sul PIL italiano”. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha proposto un piano europeo da tremila miliardi di euro con focus sulle infrastrutture per salvare l’economia. Per Moody’s il coronavirus si ripercuoterà sul PIL mondiale con un impatto negativo di “quasi un punto percentuale (annualizzato) nel primo trimestre”, mentre in caso di pandemia c’è il rischio di recessione globale. Per Bank of America il PIL mondiale potrebbe posizionarsi sotto al +3% per la prima volta dal 2009. Il G7 si prepara ad affrontare la recessione. Negli Stati Uniti il presidente della Fed Jerome Powell ha annunciato un taglio dei tassi. Ma torniamo a noi: la Commissione UE promette comprensione sui conti dell’Italia, concedendoci così un po’ più di spazio di manovra per contrastare le ripercussioni economiche del virus.

Mercati: una nota a margine. Grande apprensione e Borse in rosso, si diceva. Ma attenzione: le precedenti epidemie hanno imposto ai listini una battuta d’arresto per qualche mese, poi la corsa è ripartita. Lo ricorda in un report Goldman Sachs, che in un grafico mostra la performance dell’S&P 500 dopo le epidemie di SARS, suina, Ebola, MERS e aviaria: alla caduta è sempre invariabilmente seguita una ripresa.

E la Brexit? A Bruxelles sono partiti i negoziati per arrivare – si spera – a un Accordo di Libero Scambio tra UE e Regno Unito entro il 31 dicembre 2020, giorno ultimo del periodo transitorio. Tante le questioni aperte, su quasi nessuna c’è, al momento, sintonia. Il Regno Unito si dice pronto al no deal se entro giugno non si registreranno progressi.

Febbraio movimentato per il Regno. La Repubblica d’Irlanda è andata al voto: grande successo per i nazionalisti di sinistra dello Sinn Féin, che si sono imposti come primo partito con più del 24% dei voti. In precedenza, la leader Mary Lou McDonald aveva detto che lo Sinn Féin entrerebbe in una coalizione di governo a condizione che entro il 2025 si tenga un referendum per riunificare l’isola. E restare nell’UE? Non è specificato. Molto chiara sul punto è invece la Scozia, che vuole tornare nell’Unione Europea: deve solo capire come procedere, dopo che il governo inglese ha bocciato la richiesta di un secondo referendum sull’uscita dal Regno Unito.

Andiamo negli States. Il Senato USA, a maggioranza repubblicana, ha assolto il presidente Donald Trump dai due capi d’accusa legati allo scandalo Ukrainagate per i quali era stato incriminato a dicembre dalla Camera, a maggioranza democratica.

A proposito di democratici. Hanno preso il via le primarie in vista delle presidenziali di novembre. In campo repubblicano dominatore assoluto è il presidente in carica. Nell’arena dem, l’esito del Super Tuesday del 3 marzo ha visto l’inaspettato trionfo dell’ex vice di Obama, Joe Biden, risultato vincitore in dieci dei quattordici stati scrutinati, battendo Bernie Sanders che era riuscito a imporsi nelle prime votazioni, e diventando lo sfidante democratico più probabile di Trump.

Prima del coronavirus. Fitch ha confermato il suo rating BBB con outlook negativo sull’Italia. In Germania, intanto, nel quarto trimestre del 2019 il PIL ha segnato una crescita zero rispetto al terzo trimestre. A febbraio l’indice ZEW, che misura la fiducia degli investitori tedeschi, è crollato a 8,7 punti dai 26,7 di gennaio. E ancora non c’era il coronavirus.

Traballa anche il Giappone. Il PIL della terza economia al mondo dopo USA e Cina è calato vertiginosamente nell’ultimo trimestre del 2019: -6,3% annuo, il risultato peggiore dal primo trimestre 2014 e il primo trimestre di contrazione dopo tre consecutivi positivi. Alla radice, tra gli altri fattori (non il coronavirus, che ancora non c’era), il calo dei consumi per via dell’aumento della relativa imposta.

La PBoC taglia i tassi. Autorità cinesi in primissima linea nel dotare l’economia degli strumenti necessari per uscire dall’emergenza coronavirus: la banca centrale cinese ha, fra le altre cose, tagliato il tasso primario sui prestiti a un anno, sceso al 4,05% dal 4,15%, e il tasso a cinque anni, giù di 5 punti base, dal 4,80% al 4,75%.