La BCE raddoppia lo stimolo, 600 miliardi in più per il PEPP

Nella riunione dello scorso 5 giugno, Francoforte ha potenziato il Pandemic Emergency Purchase Programme da 750 a 1.350 miliardi. E ne ha ampliato la durata

La BCE fa “all in”. La BCE raddoppia il suo piano di stimoli per sostenere le economie della zona euro, messe in ginocchio dalla crisi, e ne estende la durata di sei mesi. Nella riunione dello scorso 5 giugno, Francoforte ha lasciato i tassi invariati, ma ha potenziato il “PEPP” (Pandemic Emergency Purchase Programme) di altri 600 miliardi di euro, portandolo da 750 a 1.350 miliardi.
Una mossa consistente, tanto che, secondo Bloomberg, il 2020 potrebbe diventare l’anno record per gli acquisti di titoli da parte della BCE che – considerando anche i precedenti piani annunciati da Mario Draghi e non ancora terminati – potrebbero arrivare a 1.600 miliardi di euro.
Non solo. Il programma, che prevede l’acquisto di obbligazioni europee, pubbliche e private, proseguirà fino a giugno 2021 (e non, come precedentemente previsto, fino alla fine del 2020), o fino a che ce ne sarà la necessità. Inoltre, tutti i titoli acquistati che dovessero arrivare a scadenza saranno reinvestiti almeno fino alla fine del 2022.

I BTP festeggiano. La reazione “a caldo” sui mercati è stata positiva, specialmente per i BTP che sulla scadenza decennale hanno visto scendere il rendimento dall’1,63% all’1,453% – minimo da inizio marzo – subito dopo la pubblicazione del comunicato della BCE. Giù anche lo spread, che è sceso momentaneamente a 177 punti base a seguito dell’annuncio.
In effetti il potenziamento del PEPP è una buona notizia per i bond della zona euro (primi tra tutti quelli dei Paesi più in difficoltà, come l’Italia), in un momento in cui i governi, alle prese con il tentativo di sostenere le proprie economie a suon di stimoli fiscali, stanno aumentando le emissioni di debito sovrano – la Germania per esempio ha appena varato un maxi piano da 130 miliardi di euro.
In buona sostanza, grazie alle nuove misure, il governo italiano potrà contare sul fatto che una percentuale significativa del suo debito pubblico (che quest’anno potrebbe arrivare al 155% del Pil) rimarrà al sicuro nei bilanci della BCE per un periodo di tempo medio-lungo.
Insomma, quel che sta facendo Francoforte non è altro che sostenere i governi con misure mai viste prima, volte ad accompagnare i piani nazionali di allentamento fiscale.

Una recessione senza precedenti per la zona euro. Del resto, misure inedite si rendono necessarie alla luce di una crisi altrettanto inedita. La presidente Christine Lagarde ha infatti parlato in conferenza stampa di un “crollo senza precedenti del Pil nel secondo trimestre” e di un recupero solo “tiepido”.
Le nuove stime della banca centrale indicano una caduta del Pil della zona euro pari all’8,7% per quest’anno, mentre per il 2021 dovrebbe arrivare un rimbalzo del 5,2%, seguito da un +3,3% l’anno dopo. Tagliate anche le stime sull’inflazione dell’Eurozona che nel 2020 è attesa allo 0,3%, nel 2021 allo 0,8% mentre nel 2022 salirà all’1,3%.
La BCE si attende comunque che un rimbalzo dell’economia dell’area euro inizi già nel terzo trimestre, anche se l’entità del rimbalzo resta molto incerta. Ma il peggio potrebbe essere alle nostre spalle: la crisi sembrerebbe aver toccato il fondo a maggio.