La lentezza creativa di Giuli e Giordi

Sono fotografi, hanno quattro figli e un progetto esistenziale fatto di benessere, sostenibilità e ritmi umani. Qui ci raccontano come ci sono riusciti

Giulia Tibaldi e Giordano Garosio sono fotografi e videomaker, coppia nella vita e sul lavoro, hanno quattro figli, forse li segui già su Instagram e li conosci come GiulieGiordi. Sono un bel modello creativo (questo è il loro sito portfolio) e di famiglia al quale ispirarsi: hanno clienti importanti e un ottimo seguito (24mila follower su Instagram), ma riescono a coniugare gli impegni professionali con uno stile di vita «simple and slow». Le loro foto e i loro racconti trasmettono un’idea di sostenibilità e benessere, dalla quale è facile essere conquistati.
Come tante belle storie, anche la loro nasce in un momento di crisi, di «scombussolamento», come dice Giulia, che ci fa da guida nella loro vita.
Si sono conosciuti perché entrambi erano assistenti in uno studio fotografico di Brescia, erano tornati da esperienze molto formative all’estero (lei a Bilbao, in Spagna, lui sulle Ande, in Peru) e stavano cercando una strada nella vita. Si sono innamorati, avevano talento e passione per la fotografia, e così hanno deciso di fare il salto, trasformando il legame, l’affinità e le aspirazioni in una piccola azienda familiare (in ogni possibile senso).

credits: @giuliegiordi

Come avete preso la decisione di diventare un duo creativo?
«Dopo un anno di lavoro insieme abbiamo capito che era tempo di metterci in proprio. Era il momento giusto, non avevamo vincoli, non eravamo sposati, non avevamo figli, era l’età giusta per costruire».
È stato difficile?
«È stato difficile. Non avevamo un pacchetto clienti dai quali cominciare, Giordano è partito prima, per sondare il terreno, poi l’ho seguito. Metterci in proprio ci ha aiutato a definire il nostro linguaggio. Avevamo preso un ex spazio industriale come studio, poi il nostro stile si è evoluto. Abbiamo imparato il mestiere da una persona nata negli anni ’50, che si era affermata negli anni ’80, un lavoro basato sulla luce artificiale. Noi abbiamo sviluppato un modo di fotografare più fresco, più nordico, più naturale».
Come si combinano i vostri talenti?
«Giordano è un perfezionista, puntiglioso, quasi maniacale. Finché tutto non combacia non è soddisfatto. Io sono più pragmatica, tengo insieme le redini del lavoro. Lui è spesso dietro la macchina fotografica, io mi occupo della parte di produzione, organizzazione, back office, cerco le reference, creo i moodboard».

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credits: @giuliegiordi

Oggi hanno trovato una strada, un linguaggio personale basato su luce e naturalezza, collegato a uno stile di vita lento e sostenibile e hanno costruito il loro parco clienti. Lavorano con IKEA, sia per immagini di interni che per tutorial con la tecnica dello stop motion, ma seguono anche alberghi, centri benessere, realtà in ambito food e, di recente, hanno lavorato anche nel mondo dei bambini. Non hanno più lo spazio post-industriale, ma stanno ristrutturando una casa centenaria con ampie vetrate, dove avranno anche uno studio. E soprattutto tanto spazio – fisico ed esistenziale – per i loro quattro figli. Agnese (sei anni), Frida (cinque), Arturo (tre) e Timo (due mesi).

Come riuscite a combinare la «slow life» con la frenesia del lavoro creativo?
«Non lavoriamo cinque giorni alla settimana, i giorni di shooting sono di solito due. Non abbiamo una vita dispendiosa, siamo delle “formichine”, questo ci permette di tenere il nostro regime e di essere presenti in famiglia. Ceniamo alle 6.30, molte persone sono ancora in ufficio, ma io non rispondo al telefono. Se devo programmare una telefonata di lavoro, cerco di armonizzarla ai bisogni della famiglia, a volte può significare farla dopo aver messo i bambini a letto. Le giornate sono lunghe ma lente. Mio fratello vive a Copenaghen, lì è normale lasciare una riunione nel pomeriggio per andare a prendere i figli a scuola. A volte mi capita di portare i bambini sul set, sanno come comportarsi, è un modo per responsabilizzarli».

Come gli insegnate il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità?
«Innanzitutto, niente tecnologia: TV, cartoni, videogame. I viaggi sono uno strumento prezioso, abbiamo cercato di fargli vivere la natura, così da poterne conoscere la bellezza, ma anche la fragilità. Stiamo tanto in giardino, li portiamo in montagna. Facciamo autoproduzione, dal pane alle marmellate, li coinvolgiamo. Qualche giorno fa abbiamo fatto i ravioli in casa. Non saranno mai quei bambini che pensano che i ravioli possano esistere solo in una scatola».

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credits: @giuliegiordi

Non è facile crescere quattro figli e mandare avanti un lavoro creativo in un ambiente professionale competitivo come la comunicazione in Italia. Giulia e Giordano ci hanno messo quasi un decennio per trovare il loro equilibrio, a partire da quella prima decisione di non essere più assistenti nell’azienda di qualcun altro. Il trasloco, come Giulia ci ha detto e come hanno raccontato su Instagram, è imminente, una casa tutta per loro, un altro pezzo del viaggio insieme. In questi anni hanno costruito il loro cambiamento gesto dopo gesto. «Non sappiamo cosa ci riservi il futuro», hanno scritto su Instagram, «Ma la cosa più importante è mantenere le porte aperte, essere pronti a migliaia di altre avventure».

Secondo voi, quali sono gli errori più comuni che allontanano le persone dal benessere?
«Le aspettative troppo alte. Vedo persone ossessionate dai social, da quello che vedono su Instagram, cercano solo la perfezione. Anche nella sostenibilità, nei viaggi, nella pulizia della casa, nel lavoro. Ne fanno una malattia e non riescono a vivere con gioia quello che hanno. A volte mi scrivono sui social: “Ma voi come fate?”. Il punto è proprio questo: le persone si impongono di fare qualcosa perché guardano troppo agli altri, aspirando a standard difficili da raggiungere, a volte impossibili».

Che consigli dareste a chi ammira il vostro percorso e vuole provarci?
«Darsi piccoli obiettivi e, man mano, aggiungerne altri. Provare a fare le cose in modo diverso, per piccoli passi, senza azzardare un cambiamento radicale e improvviso. Prendersi spazio e tempo poco a poco, essere preparati alle delusioni. Non credo alla retorica del «tutto è possibile», del «se lo vuoi, lo prendi». Ci saranno batoste, cadere e rialzarsi fa parte del processo di crescita».

Hai mai provato a vivere in modo diverso, consumando di meno e stando più a contatto con la natura?

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