Legge di Bilancio, primi numeri e misure annunciate

Pensioni, reddito di cittadinanza, tassazione delle imprese: le previsioni di spesa contenute nella nota di aggiornamento al DEF riguardano diversi fronti. Facciamo una sintesi in attesa della Legge di Bilancio che andrà approvata entro fine anno

Iniziano a circolare i primi numeri della nuova manovra finanziaria, la prima firmata dalla coalizione di governo Lega-5 Stelle, le cui misure principali sono state annunciate nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, un documento di 138 pagine approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 settembre e diffuso il 4 ottobre.

Reddito di cittadinanza, quota 100, flat tax. Stando ai dati forniti dal ministro dell’Economia Giovanni Tria in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, la Legge di Bilancio 2019 potrebbe comportare nuove spese per oltre 36 miliardi di euro complessivi: queste risorse dovrebbero essere allocate nelle seguenti misure chiave.

  • Reddito di cittadinanza: Il pacchetto che comprende il reddito di cittadinanza per disoccupati e lavoratori con un reddito annuo inferiore a 9.360 euro, l’aumento delle pensioni minime a 780 euro e il rilancio dei centri per l’impiego dovrebbe richiedere un investimento di circa 10 miliardi di euro.
  • Quota 100: La riforma delle pensioni con l’introduzione della cosiddetta quota 100 e il superamento della legge Fornero impiegherà indicativamente altri 7 miliardi di euro. “Il governo ritiene necessario intervenire sul sistema pensionistico così come delineato dall’ultima riforma, che limita il fisiologico turnover nelle risorse umane impiegate, anche allo scopo di rinnovare le competenze necessarie all’innovazione. Si introdurranno pertanto nuove modalità di accesso al pensionamento anticipato”, si legge nella nota di aggiornamento al DEF. L’idea della quota 100 è che si possa andare in pensione quando la somma tra anni di contributi versati ed età anagrafica dia appunto come risultato 100. Attenzione, però: per limitare i costi della riforma il governo potrebbe fissare una soglia minima per l’età, riducendo così la platea dei potenziali beneficiari. Anche in presenza dei requisiti contributivi, per esempio, sarebbe consentito anticipare l’accesso al trattamento pensionistico fino a un massimo di cinque anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che dal 2019 scatterà a 67 anni. In parole povere, chi l’anno prossimo avesse 60 anni d’età e 40 di contributi non potrebbe teoricamente avvalersi della quota 100, essendo l’età minima consentita, appunto, 62.
  • Flat tax: Per la flat tax dovrebbero essere stanziati circa 600 milioni di euro nel 2019. La prima fase di attuazione della riforma prevede l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato d’imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani: questa misura “avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro”, si legge nella nota di aggiornamento del DEF. A questo si aggiungerà il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi. Prevista inoltre la cosiddetta “pace fiscale”, che consiste di base nella rottamazione delle cartelle esattoriali.
  • Stop all’aumento dell’IVA: Il disinnesco della clausola di salvaguardia per impedire che l’IVA aumenti dal 2019 dovrebbe costare circa 12,5 miliardi di euro. Nel 2020 e nel 2021 gli aumenti delle imposte indirette previste dalle clausole di salvaguardia verranno sterilizzati invece solo parzialmente.
  • Rilancio degli investimenti: Il governo stima 2,3 miliardi per le misure che riguardano gli incentivi agli investimenti e 1,8 miliardi per gli interventi di spesa per il pubblico impiego, oltre a spese aggiuntive indifferibili.

La copertura delle spese previste. Per quanto riguarda le coperture, il ministro dell’Economia ha spiegato che circa 22 miliardi di euro arriveranno da un aumento dell’indebitamento pubblico, mentre il resto sarà assicurato da interventi di copertura finanziaria per un ammontare complessivo di 15 miliardi di euro, tra tagli di spesa (per 6,9 miliardi) e aumenti delle entrate (per 8,1 miliardi). Nello specifico, si legge nella nota di aggiornamento al DEF, si opereranno tagli alle spese dei ministeri e altre revisioni di spesa per circa lo 0,2% del Prodotto Interno Lordo. I fondi attualmente destinati al reddito di inclusione verranno utilizzati per coprire parte del costo del reddito di cittadinanza.

Un’anticipazione sulle entrate. Lato entrate, in conseguenza dei cambiamenti dell’imposizione su piccole imprese e utili reinvestiti, si prevede l’abrogazione dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI), che doveva entrare in vigore nel 2019 con aliquota al 24% e che è ora superata dalla flat tax per le piccole imprese e i lavoratori autonomi. Alla luce della misura di riduzione dell’aliquota sugli utili reinvestiti di prossima introduzione, si eliminerà inoltre l’Aiuto alla Crescita Economica (ACE). Ulteriori aumenti di gettito proverranno da modifiche di regimi agevolativi, detrazioni fiscali e percentuali di acconto d’imposta. Risorse potranno anche arrivare da misure di risoluzione del contenzioso fiscale. Le relative misure, comunque, “saranno dettagliate nella Legge di Bilancio 2019”.

Il confronto è appena iniziato. La nota di aggiornamento al DEF ha già ricevuto diverse critiche da parte delle istituzioni europee e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (scettico soprattutto sulle stime di crescita, ritenute eccessivamente ottimistiche). Anche l’agenzia di rating Fitch ha espresso perplessità e avvertito che dai dettagli della Legge di Bilancio “dipenderà il rating dell’Italia”. Tuttavia, i pareri giunti finora non sono vincolanti. Per conoscere i numeri certi bisognerà aspettare ancora qualche settimana, dato che l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2019 deve avvenire entro fine anno. Intanto entro il 15 ottobre bisogna inviare a Bruxelles il Draft Budgetary Plan, cioè il programma dettagliato delle misure della manovra che, come quello degli altri membri dell’area euro, deve passare l’esame della Commissione Europea.