Non un albero di meno

Può sembrare un tema per ambientalisti fissati, ma non è così: ne va del benessere di tutti. Anche sotto il profilo finanziario: lotta alla deforestazione e investimenti soddisfacenti, infatti, vanno di pari passo

La deforestazione è tra le cause principali del cambiamento climatico, anche se il suo impatto è ampiamente sottovalutato. Quando si tratta di affrontare il cambiamento climatico, infatti, l’attenzione si concentra soprattutto sulla riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili e sullo sviluppo di fonti energetiche sostenibili. In realtà, diversi studi dimostrano che, pur eliminando tutte le emissioni di combustibili fossili, se i tassi di deforestazione tropicali continueranno di questo passo di qui al 2100, non riusciremo a limitare a 1,5 gradi Celsius l’aumento delle temperature a livello globale, ambizioso obiettivo previsto dagli accordi siglati a Parigi nel 2015. Il 15% delle emissioni di gas serra a livello globale è infatti direttamente riconducibile alla deforestazione e fino al 33% degli sforzi messi in campo per mitigare il cambiamento climatico dipende dalla preservazione delle foreste. Come se non bastasse, poi, non si tratta “solo” di una questione di coscienza ambientale e di salvaguardia del nostro Pianeta: la deforestazione fa male anche ai nostri investimenti. In che modo?

Quale impatto sugli investimenti? Lo spiega approfonditamente il Global Forest Report messo a punto dal CDP, acronimo di Carbon Disclosure Project, un’organizzazione indipendente con sede nel Regno Unito che offre ad aziende, Paesi, regioni e città una sistema per misurare, rilevare, gestire e condividere a livello globale informazioni riguardanti il proprio impatto ambientale, con l’obiettivo di incoraggiarli a intraprendere azioni di mitigazione. Stando allo studio, le aziende che incorporano processi di deforestazione nella loro catena produttiva – per esempio per produrre olio di palma, legname, soia – vanno incontro a diversi rischi di natura operativa, reputazionale e regolamentare. Questi aumentati rischi, a loro volta, pesano naturalmente anche sugli investitori.

La deforestazione erode anche i portafogli. “La deforestazione crea una serie di problemi agli investitori, tra cui un accesso ristretto al mercato, svantaggi competitivi e danni reputazionali”, commenta Leslie Samuelrich, presidente della società Green Century Capital Management. “Per contrastare questi rischi, è importante che gli investitori pretendano una disclosure rigorosa dalle aziende”. Vediamo concretamente in che modo la deforestazione mette a repentaglio le aziende e, parallelamente, chi vi investe.

Rischi operativi

Per le aziende:

  • Perdita di valore e taglio del rating
  • Impatti climatici locali in grado di influenzare qualità e quantità delle materie prime
  • Aumento dei costi operativi legato alla minore disponibilità di risorse sostenibili
  • Interruzione della catena di fornitura e minacce alle licenze aziendali per operare a causa di rimostranze sociali legate a uso e possesso della terra.
  • Accesso al mercato ridotto, dato che altri importanti attori agiscono per produrre e/o procurarsi beni senza l’utilizzo di attività di deforestazione

Per gli investitori

  • Perdita di capitale, specialmente nelle regioni di produzione
  • Perdita di ricavi a causa del calo di valore delle azioni delle compagnie legate alla deforestazione

Rischi reputazionali

Per le aziende

  • Pressione pubblica capace di danneggiare il brand, boicottaggi e perdita di fiducia da parte dei consumatori, sempre più attenti alle tematiche ambientali.

Per gli investitori

  • Danni di immagine derivanti dall’essere associati a pratiche di deforestazione

Rischi regolamentari

Per le aziende

  • Multe e sanzioni
  • Aumento dei costi se la normativa restringe la disponibilità di terreno coltivabile
  • Aumento dei costi legato a una normativa in continuo e rapido aggiornamento in risposta al tentativo di combattere il cambiamento climatico

Per gli investitori

  • Nessuna disclosure sui fattori ESG legati agli investimenti in portafoglio

Una lunga strada da percorrere. Va detto che, sempre di più, le multinazionali riconoscono che l’impatto sociale e ambientale della deforestazione minaccia di ridurre i profitti e aumentare i rischi. Infatti, l’87% delle industrie identifica almeno un possibile danno economico derivante da attività non sostenibili, e il 32% ha già sperimentato impatti significativi associati alla produzione e al consumo di prodotti dannosi per le foreste. Ma non è ancora abbastanza – anche perché, a oggi, i prodotti derivanti dalla deforestazione, come soia, olio di palma, bestiame e legname, generano ancora un fatturato importante, pari solo quest’anno a 941 miliardi di dollari (fonte: Carbon Disclosure Project).

Anche la trasparenza lascia a desiderare. Forse anche per questo motivo l’impegno delle aziende verso una maggiore trasparenza è ancora limitato. “Quest’anno abbiamo chiesto a 1.303 tra le più grandi compagnie mondali di fornire i dati sui loro sforzi per fermare la deforestazione. Hanno risposto soltanto in 272”, osserva Morgan Gillespy, direttrice della sezione “Foreste” del CDP. Tra gli obiettivi dell’organizzazione per affrontare in modo più efficace il problema della deforestazione c’è quello di rendere i report sulla gestione dei rischi ambientali vincolanti a livello normativo per le aziende. A questo dovrebbe poi aggiungersi un più ampio sviluppo di risorse sostenibili contro lo sfruttamento intensivo delle foreste, un cambiamento, quest’ultimo, capace di generare grandi opportunità economiche per le aziende, e di conseguenza per gli investitori, in termini di ritorni finanziari interessanti, stabili e a lungo termine.

Chi prima arriva meglio alloggia. I primi risultati di questo impegno sono già misurabili: “Quando, nel 2012, Green Century ha avviato l’attività per combattere la deforestazione (aiutando le compagnie a produrre piani per rendere sostenibili loro catene di produzione), solo il 5% di tutte le raffinerie da olio di palma erano coperte da politiche ‘zero-deforestazione’. Oggi siamo al 75%”, afferma Leslie Samuelrich. Inoltre, il mercato di prodotti derivanti da produzioni sostenibili sta crescendo in modo esponenziale: l’87% delle aziende dichiara di vedere opportunità associate alla lotta alla deforestazione e il 73% si è impegnato a ridurre o rimuovere lo sfruttamento intensivo delle foreste dalla propria catena di produzione. Insomma, le prime mosse sono state fatte, anche se la strada è ancora lunga. Ma “rimuovere la deforestazione dalle catene di produzione è possibile e conveniente”, insiste la direttrice del CDP: “chi agirà per primo ne trarrà enormi benefici”.