Pesce ecosostenibile? Seguite il bollino

La certificazione è l'unico modo per essere certi che il piatto che portate in tavola non metta a repentaglio fondali, comunità e specie protette

Secondo il WWF, per almeno tre miliardi di persone nel mondo il pesce è la principale fonte di proteine, e probabilmente tra loro ci siete anche voi. Il pesce è uno di quegli alimenti che meglio riescono a coniugare piacere e salute. Il problema è che quasi un terzo delle riserve mondiali è già collassato a causa della pesca intensiva, che ha luogo quando vengono pescati più esemplari di quanti possano essere rimpiazzati con i normali cicli riproduttivi. Alcune specie, come il tonno rosso dell’Atlantico, sono già state spinte sull’orlo dell’estinzione, e altre rischiano di seguire questa strada nei prossimi decenni, con danni non soltanto per l’ecosistema degli oceani ma anche per le comunità costiere più vulnerabili, il cui sostentamento è basato principalmente sulla pesca selvaggia. Come consumatori, però, possiamo fare tanto nel momento in cui scegliamo cosa mettere in tavola. Lo strumento principale a nostra disposizione per fare scelte sostenibili a livello globale sono le certificazioni, come Friend of the Sea.

Oceano, rimaniamo amici. Il logo di «amico del mare» nasce in Italia nel 2007, con l’obiettivo di promuovere presso i consumatori una pesca che non sia in contrasto con la conservazione dell’ambiente marino. Tanti grandi marchi italiani e internazionali, sia di produzione ittica che della grande distribuzione, hanno scelto di aderire al bollino e sottoporsi ai rigidi controlli che ne conseguono. Non è un certificato facile da ottenere: in Italia può fregiarsi del logo Friend of the Sea soltanto il 18% dei prodotti che arrivano sul mercato, in tutto 800 aziende che distribuiscono in 70 paesi. Di recente il fondatore di Friend of the Sea Paolo Bray raccontava come il processo di certificazione abbia ad esempio negato il bollino al nasello del Sudafrica (spesso usato per produrre i bastoncini di pesce) perché pescato con grandi reti a strascico che impattano sui fondali e mettono a rischio la sopravvivenza di squali e razze.

Pesca selettiva e niente ormoni. Cosa assicura il bollino? Innanzitutto che le società del settore ittico pratichino tecniche di pesca selettiva: gli scarti catturati dalle reti non devono mai superare l’8% del pescato e tra questi non devono esserci specie minacciate o in via di estinzione. Inoltre, le filiere devono rispondere ad alti standard di efficienza energetica e nella gestione dei rifiuti. Gli stock devono seguire le linee guida della FAO in materia di sovrasfruttamento e la pesca non deve avere alcun impatto sui fondali marini. Per quanto riguarda le acquacolture (attività che cresce globalmente dell’8% ogni anno) non devono innanzitutto fare uso di ormoni della crescita o di agenti antivegetativi nocivi, non devono avere impatto su habitat critici come mangrovie o zone umide e i consumi energetici devono seguire una graduale riduzione per unità di prodotto. Sul sito c’è una lista di supermercati che aderiscono alla certificazione (al momento in Italia: Bofrost, Conad, Coop, Decò, Despar, Dimeglio, Esselunga, Interdis, Leaderprice, METRO) e di ristoranti che seguono le linee guida per essere amici del mare. Inoltre c’è un database nel quale, se volete, potete fare le verifiche specie per specie e prodotto per prodotto.

Lista verde o lista rossa? Per gli appassionati di pesce un altro sito interessante per trasformarsi in acquirenti consapevoli e informati è Consumare Giusto, un progetto di educazione al consumo ittico sostenibile molto chiaro e ben articolato. Oltre alla linee guida generali, la parte più interessante del sito (e della relativa app) sono le tre liste di prodotti. Quella verde raccoglie le specie abbondanti, ben gestite, catturate o allevate in modo eco-sostenibile, consumabili senza sensi di colpa. Tra queste troviamo: acciughe, capesante, mazzancolle, orate, sgombri e triglie. In quella gialla ci sono le «buone alternative», con alcune criticità sul modo in cui le specie vengono catturate o allevate o sulla salute degli habitat in cui vivono. Insomma, sono specie da tenere d’occhio ma ancora sostenibili. Tra queste ci sono: aragoste, branzini e pesci spada. Infine, molto importante è la lista rossa: specie catturate o allevate in modo dannoso per altre specie o per l’ambiente, da evitare assolutamente. Sono i prodotti ittici che non dovreste mangiare: cernie, astici, naselli, marlin e diversi tipi di tonno.

E voi, quando mangiate il pesce prendete i  criteri di sostenibilità? Dopo queste informazioni, pensate che sarete più attenti alla spesa?