Recovery Fund, ecco la ricetta della Commissione Ue

Il Recovery Fund, in italiano “fondo europeo per la ripresa”, prende finalmente forma. La Commissione europea ha avanzato una proposta senza precedenti, che schiera ben 750 miliardi di euro. Ma la strada è ancora lunga

Se ne parla molto, ma in cosa consiste esattamente il Recovery Fund europeo? In poche parole, si tratta di un fondo di aiuti economici garantito dal bilancio Ue – significa che in caso qualcuno non dovesse ripagare, ci saranno i finanziamenti europei a farlo – da cui i vari Paesi membri potranno ricevere aiuto economico per rilanciare le proprie economie.  Come verrà finanziato? Grazie ai soldi che gli investitori in giro per il mondo presteranno all’Unione europea comprando obbligazioni da essa emesse (come succede quando l’Italia emette i suoi Bot o Btp). Ma vediamo nel dettaglio tutti gli strumenti che il Recovery Fund si appresta a mettere in campo.

Cifre record: la proposta della Commissione spiazza tutti. Fino a qualche settimana fa, quasi nessuno in Europa pensava fosse possibile istituire uno strumento finanziario per il quale tutti i Paesi membri avrebbero garantito, eppure eccolo qui: un piano di aiuti che supera addirittura la proposta franco-tedesca in cui si parlava “solo” di 500 miliardi di sussidi.
La proposta di Bruxelles infatti– che deve però ancora superare il duro negoziato in seno al Consiglio europeo – supera le attese, prevedendo una potenza di fuoco da 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi di euro in finanziamenti a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti a cui i Paesi in difficoltà potranno attingere senza particolari restrizioni o controlli.
Il Recovery Fund infatti prevede che si possa accedere agli strumenti dimostrando che i Piani nazionali di ripresa saranno in linea con gli obiettivi del Semestre europeo, con i Piani energia e clima e i programmi Ue.  All’Italia, ad esempio, Bruxelles chiede di rafforzare il proprio sistema sanitario, di migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento dell’amministrazione pubblica. In cambio, il Belpaese potrebbe accedere a uno stanziamento di 172,7 miliardi di euro: 82 miliardi sotto forma di aiuti e 91 miliardi come prestiti, diventando di fatto il maggiore beneficiario.

Un unico piano, diversi strumenti. L’intero piano , ribattezzato “Next Generation Eu” sarà agganciato al prossimo bilancio Ue 2021-2027 e ammonterà nel complesso 1.100 miliardi. Si baserà su tre pilastri, rispettivamente dedicati al sostegno dei Paesi membri, al rilancio dell’economia, e al rafforzamento di programmi già esistenti.

Recovery and Resilience Facility: obiettivo ripresa economica. Questo strumento rappresenta il primo e più importante pilastro del Recovery Fund: prevede che gli Stati ne facciano uso per rilanciare le proprie economie e renderle più sostenibili attraverso riforme strutturali. Ha un budget di 560 miliardi tra prestiti (250) e trasferimenti (310). Per accedervi i governi dovranno presentare dei Piani nazionali di ripresa in linea con le Raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione, con i Piani energia e clima e i programmi Ue.

React Eu: rafforzare la coesione europea. Acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe, l’obiettivo di REACT-EU è non solo quello di accelerare l’uscita dall’emergenza, ma anche di facilitare l’arrivo degli aiuti a tutti i territori europei: alle Regioni, alle città e alle imprese, ai settori dal turismo alla cultura. Il criterio di allocazione delle risorse terrà conto dell’impatto della crisi e non sarà quello della politica di coesione. Sarà operativo già da quest’anno. Il programma varrà 55 miliardi che saranno veicolati attraverso l’erogazione diretta di fondi a enti locali, ospedali e piccole-medie imprese.

Eu 4 health programme: il programma per la salute. Il terzo pilastro si concentra sull’emergenza sanitaria e prevede l’accesso ai finanziamenti per l’acquisto di medicine, strumenti medicali e l’investimento nella prevenzione. Lo stanziamento sarà di 9,4 miliardi. Il programma avrà l’obiettivo di assicurare buone condizioni di salute e assistenza sanitaria a tutti i cittadini europei, soprattutto i più poveri. Il programma verte principalmente sul miglioramento della salute della popolazione e dei servizi di assistenza sanitaria come fattori produttivi della crescita e dell’occupazione.
Infine, verranno rafforzati anche due programmi già esistenti: quello sullo sviluppo rurale e il Just transition mechanism, per una transizione dell’Europa verso un’economia più green ed equa.

Quando verrà ufficializzato il Piano? Come accennato, la proposta della Commissione Ue deve ancora passare al vaglio dei Capi di Stato dei Paesi membri, tra cui i governi cosiddetti frugali – Austria, Danimarca, Svezia e Olanda –  che continuano a opporsi ai trasferimenti a fondo perduto e chiedono solo prestiti vincolati ad austerità e a un duro piano di riforme.
Il negoziato dovrà attendere il summit del 18 giugno, che potrebbe essere il primo incontro “di persona” dopo il lockdown. Ma già si ipotizza un secondo vertice a luglio, visto che per approvare il Piano in seno al Consiglio europeo servirebbe un voto unanime e l’Olanda non sembra cedere. Il governo di destra olandese sostiene infatti che i cittadini del sud Europa, come gli italiani, non hanno così bisogno di aiuti come vogliono far pensare, visto che in alcuni casi la loro ricchezza pro-capite supera – anche di molto, come nel caso degli italiani- quella di olandesi e tedeschi.
“La trattativa sarà lunga”, ma il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, chiede un accordo entro l’estate.