Si riaccende lo scontro USA-Cina (e i mercati vanno giù)

A maggio l'amministrazione Trump ha aumentato i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi e lanciato il decreto anti-Huawei. Pechino ha risposto per le rime. In Italia si discute dopo la lettera UE che ci richiama per l’eccesso di debito

I dazi tornano alla ribalta. Venerdì 10 maggio è scattato l’aumento dei dazi USA su 200 miliardi di dollari di import cinese: dal 10% al 25%. Non solo: il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un decreto il cui effetto sarà quello di limitare fortemente l’accesso al mercato USA del colosso cinese Huawei. Questo accadrà dopo il 19 agosto, perché fino a quella data saranno possibili alcune transazioni con la società cinese e le sue 68 filiali non USA. Tuttavia, alcune importanti società statunitensi e non solo (fra le quali Google, Intel, Qualcomm, Panasonic e Toshiba) hanno già sospeso in tutto o in parte le forniture di software, componentistica e licenze a Huawei. E Pechino? Non porge certo l’altra guancia: le sue ritorsioni fanno leva in primis sulle “terre rare”, di cui la Cina è intenzionata a rivedere l’export verso gli USA. Si attende il G20 in Giappone: in quella occasione, Trump e il presidente cinese Xi Jinping potrebbero finalmente incontrarsi e addivenire a un accordo.

Non solo USA vs. Cina: gli altri match. Trump accusa il Messico di non fare niente per fermare i migranti e la droga diretti verso gli USA. E, anche qui, imbraccia l’arma dei dazi: il 10 giugno scatterà un aumento del 5% su tutti i beni importati. Né finirà qui: previsti rialzi graduali, finché non avverrà il blocco richiesto. “A quel punto le tariffe saranno rimosse”, ha garantito Trump. Ma si possono ritoccare i dazi così, peraltro a carico di un Paese con il quale gli USA hanno recentemente siglato un nuovo accordo commerciale (l’USMCA, che ha sostituito il NAFTA)? Sì, in virtù di una legge del 1977, l’International Emergency Economic Power Act. Complice il recente voto, resta aperto tutto il dossier Europa.

A proposito di voto in Europa. A livello continentale, ottima la prova delle forze di nuova formazione, non tutte di ispirazione anti-europeista, a scapito dei partiti storici. Liberali e Verdi guadagnano seggi, così come i movimenti nazionalisti e sovranisti, i quali comunque in questo giro non sono riusciti a ribaltare la maggioranza del Parlamento UE. Il timone rimarrà molto probabilmente nelle mani di Popolari e Socialisti, con il puntello proprio di Liberali e (forse) Verdi. In Francia e Italia – due Paesi fondatori dell’Unione – si sono imposti il Rassemblement National di Marine Le Pen (di misura) e la Lega di Matteo Salvini (molto nettamente). Nota a margine: l’Austria andrà al voto anticipato a settembre dopo lo scandalo che ha coinvolto il vicecancelliere Heinz-Christian Strache, su presunti finanziamenti russi. In questo quadro, l’euro inanella la più lunga serie di ribassi degli ultimi quattro anni: ormai siamo al quinto mese.

Scusi, a che ora è la Brexit? Il Regno Unito ha partecipato alle elezioni europee, malgrado gli sforzi compiuti fino all’ultimo dal primo ministro Theresa May per un’uscita ordinata. Il boom del Brexit Party di Nigel Farage (oltre il 30% dei voti) e il crollo dei Conservatori hanno dato il colpo finale all’esecutivo May: nella mattinata di venerdì 24 maggio – a voto già avvenuto in UK – il primo ministro ha annunciato l’addio alla leadership dei Tories (il 7 giugno) e a Downing Street (non appena sarà individuata la persona che prenderà il suo posto).

Cara Italia, ti (ri)scriviamo. Il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e il commissario UE Pierre Moscovici hanno spedito al ministro italiano dell’Economia Giovanni Tria un’attesa lettera sul nostro eccessivo debito pubblico, primo passo verso la procedura d’infrazione (alla quale la Commissione UE ha dato il primo via libera il 5 giugno).

Fusione a tre FCA-Renault-Nissan. Renault ha proposto una fusione a Nissan, di cui detiene il 43%. A sua volta, ha ricevuto una proposta di fusione da parte di Fiat Chrysler Automobiles. Ma questo matrimonio italo-francese non s’ha da fare.

Tagli fino a fine anno? Mentre nel Golfo Persico si sta delineando un “tutti contro Teheran”, l’Arabia Saudita e altri produttori OPEC hanno manifestato l’intenzione di mantenere i tagli alle forniture di petrolio decisi a dicembre fino a fine anno, promettendo comunque che non verrà a mancare l’offerta. La decisione finale, viste le incognite iraniane, arriverà al meeting OPEC di giugno. Giù intanto le quotazioni del greggio, mentre chi investe in commodities torna a preferire l’oro, bene rifugio per eccellenza.

Giappone sotto i riflettori. Il PIL nipponico è cresciuto del 2,1% su base annua nel primo trimestre dell’anno: un’espansione alimentata dall’incremento dell’export e da un calo dell’import, mentre la domanda interna si è confermata debole.

 Nuovo governo in India. Narendra Modi ha trionfato alle elezioni generali indiane e resta alla guida del Paese per altri cinque anni.