Sette emozioni capitali per le nostre finanze

Gli studi di finanza comportamentale fanno luce su sette emozioni primarie di ogni essere umano che però in alcuni casi, possono rivelarsi pericolose per gli investimenti e per i nostri risparmi

Se l’antico adagio “i soldi non fanno la felicità” può essere per qualcuno discutibile, non c’è invece alcun dubbio sul fatto che “la felicità non fa i soldi”. E attenzione: è scientificamente provato. Perché se siamo felici e lo sappiamo, cosa può succedere? Che non potremmo non prestare sufficiente attenzione a come spendiamo, risparmiamo o investiamo il denaro. Il che, ovviamente, può diventare un problema. Ma il discorso non vale solo per le emozioni positive: anche quelle negative, come l’avidità o la paura, possono portarci a spendere troppo o troppo poco, o a investire con entusiasmo esagerato o con eccessiva prudenza. Quindi, quando ci sentiamo particolarmente “accesi” a livello emozionale, in senso positivo o negativo, può essere una buona idea fare un passo indietro e riflettere prima di mettere mano al portafoglio. Ma quali sono le emozioni da cui prendere le distanze? Vediamole.

La felicità ci rende poco attenti ai dettagli. Il guru del marketing Richard Shotton, nel suo best seller “The Choice Factory”, dice che è più probabile che assorbiamo i messaggi pubblicitari quando siamo felici, dato che in quei momenti siamo più ricettivi alle informazioni in generale. Le ricerche di Norbert Schwarz e Herbert Bless, poi, suggeriscono che le persone felici a volte prestano meno attenzione ai dettagli e nell’analisi di una situazione tendono a essere più approssimative. Gli studi ci rivelano inoltre che i titoli azionari aumentano di valore durante i periodi di bel tempo, i quali notoriamente hanno effetti benefici sull’umore. Questo perché la felicità esagera la valutazione delle possibilità di profitto e rende più inclini a comprare. E se sono in molti a farlo, la domanda sale, ma con essa anche i prezzi.

 Se piove e fa freddo, anche il portafoglio piange. Per contro, le cadute del mercato azionario sono state collegate a un incremento degli stati di depressione o comunque di tristezza che tipicamente si riscontrano nei mesi invernali. La depressione, infatti, accentua l’avversione al rischio. Ma il fatto è che il dolore, proprio come la felicità, può impedirci di compiere le scelte migliori: per esempio, inducendoci a cercare conforto dentro una vaschetta di gelato o in un nuovo vestito. La domanda è: questi articoli sarebbero stati nella nostra lista della spesa se non fossimo stati così giù di morale? Peraltro, un esperimento ha portato alla luce un dato che merita una riflessione: se tristi, le persone sono disposte a pagare quattro volte tanto lo stesso identico bene o servizio.

La paura ci fa rinunciare alle opportunità. La paura ci induce a evitare i rischi, il che, sulle prime, suona come una cosa positiva. Ma può anche farci assumere un atteggiamento evitante rispetto a qualcosa che in realtà avrebbe buone chance di rivelarsi un bene. La paura, per esempio, ci fa rifiutare un certo investimento anche quando tutte le informazioni a disposizione ci dicono che il rapporto tra rischio e rendimento potenziale è ragionevole e interessante.

La noia ci fa spendere per ravvivare la situazione. Può capitare a tutti di sentirsi annoiati, e la cosa di per sé non è un male. Lo diventa nel momento in cui la noia ci spinge a spendere o a investire solo per darci una botta di vita. Ma la scienza ci dice anche che la noia può stimolare la creatività: quindi, perché non dedicarci ad attività creative – e non dispendiose – per scuoterci dalla nostra apatia? Evitando così di intaccare inutilmente il nostro portafoglio.

Senso di colpa: spendiamo per ridurlo (e ci sentiamo in colpa di nuovo). Non staremo mica comprando quel giocattolo alla nostra bimba perché ci sentiamo in colpa per averla sgridata la settimana scorsa? E quel regalo per il nostro fidanzato (o fidanzata) come si giustifica? Attenzione: spendere per alleviare il senso di colpa potrebbe finire col farci sentire ancora più in colpa, perché abbiamo speso soldi per un acquisto che non era strettamente necessario. Un modo per tenere sotto controllo gli effetti deleteri del senso di colpa è stabilire un tetto di spesa e rimanere entro quel tetto, qualunque cosa accada. E, laddove possibile, dedichiamo ai nostri affetti più tempo, invece di denaro.

Invidia: facciamo di tutto per tenere il passo con lo stile di vita altrui. Anche se non siamo davvero interessati a ciò che gli altri fanno o hanno, potremmo comunque avvertire il bisogno di spendere soldi per competere con la loro immagine sociale. E questo potrebbe farci sentire meglio, ma solo temporaneamente. Non finisce qui: l’invidia, si sa, non si pone limiti e può prendere di mira non soltanto i vicini di casa, ma anche i vip che seguiamo sui social e sui media. I coniugi Rossi, quindi, e pure i molto più trendy coniugi Ferragnez. Con quali effetti sul nostro portafoglio, è facile da immaginare.

L’avidità: ci porta a comprare cose di cui non abbiamo bisogno. Molti imputano all’avidità la colpa dei maggiori crolli e frodi del mercato azionario. Per contrastarla, gli esperti consigliano, molto semplicemente, di concentrarsi sulle cose più importanti della vita, che non sono i beni materiali ma gli affetti e le amicizie.