Soldi: quello che non sai (ma dovresti) su come si stampa moneta

La moneta cartacea o metallica è solo una piccola parte di quella in circolazione. Che cosa intendiamo esattamente quando parliamo di moneta e come viene creata?

Con l’emergenza economica scatenata dalla pandemia di coronavirus, si parla spesso della possibilità di stampare moneta per finanziare nuova spesa e uscire dalla crisi. È un’idea antica che tenta da sempre chi ci governa. Ma che cos’è la moneta, cosa rappresenta? Da chi è creata?

Cos’è la moneta? Nel corso del tempo la natura della moneta è cambiata. Nei sistemi moderni non ha alcun valore intrinseco (non possiamo più scambiarla con l’oro, ad esempio), ma “vale” perché viene accettata come mezzo di scambio per beni e servizi. Oggi la moneta, infatti, esiste indipendentemente da una rappresentazione fisica, ad esempio su un conto corrente come registrazione informatica, oppure come deposito su un conto di risparmio.
In qualsiasi forma, la moneta assolve tre diverse funzioni: è un mezzo di pagamento con un valore in cui tutti confidano; è una unità di conto che permette di attribuire un prezzo a beni e servizi; è riserva di valore.
È bene ricordare però che la moneta cartacea o metallica, quella che abbiamo fisicamente in mano, rappresenta una minima parte di quella che è effettivamente in circolazione nei sistemi finanziari.
Gran parte della moneta in circolazione, quella che viene utilizzata per fare acquisti, investimenti o semplici trasferimenti è nella forma di deposito bancario. In Italia, ad esempio, la moneta fisicamente in circolazione è inferiore al 10% rispetto al complesso delle attività finanziarie che possono essere utilizzate per effettuare pagamenti.

Chi “stampa” moneta”? Il concetto di “stampare” moneta non è come ce lo immaginiamo. La Banca Centrale non stampa moneta in modo vero e proprio: come avviene allora? Concedendo prestiti e lavorando sul costo del denaro: ad esempio, gestendo i rapporti di credito e debito tra gli attori economici (famiglie, imprese ecc.) e le banche commerciali, creando moneta ogni volta che quest’ultime concedono un “nuovo” prestito.
Per chiarirci le idee facciamo un esempio: quando chiediamo alla nostra banca un prestito per acquistare una casa, praticamente, cosa succede?
La banca accredita sul nostro conto corrente la cifra che chiesta in prestito, di conseguenza diventiamo debitori della banca e nel bilancio della banca si crea un credito nei nostri confronti.
La questione fondamentale da capire però è che il credito che viene erogato dalla banca non esiste se non a livello contabile. La banca non “sposta” alcuna somma di denaro, ma di fatto “genera” un nuovo deposito. Ed è proprio così che viene creata la moneta.
La circolazione di moneta viene influenzata dalle politiche monetarie delle Banche Centrali attraverso i tassi d’interesse. In che modo? Le decisioni di politica monetaria – come alzare o abbassare i tassi d’interesse sui prestiti concessi alle banche commerciali – influenzano il costo dell’erogazione di credito dalle banche stesse a imprese e cittadini e quindi aumentano o diminuiscono la circolazione di moneta. Della serie, se i tassi sono troppo elevati, le banche commerciali riescono a prendere meno denaro, e quindi di fatto concederanno meno prestiti e meno mutui, immettendo meno moneta nel sistema.

Ma cosa accade se la moneta perde “valore”? Può accadere che a seguito di turbolenze a livello politico o economico, o addirittura di un passo falso della Banca Centrale locale, la moneta perda forza e quindi credibilità agli occhi degli investitori. Questi, ritenendo che un Paese sia in difficoltà e non volendo mettere a rischio i propri investimenti, iniziano a vendere le attività in quella determinata valuta, dando il via alla cosiddetta “fuga dei capitali”.
Il risultato finale? Una crisi valutaria: la valuta perde valore in un brevissimo lasso di tempo, creando instabilità nel tasso di cambio e inflazione. Come si rimedia? Anche in questi casi entra in gioco la Banca Centrale, la vera “guardiana” della moneta, che, come abbiamo visto, lavorando sul costo del denaro, quindi sui tassi di interesse, può influenzare la circolazione e il valore della moneta.
In che modo? Quando il mercato si aspetta una svalutazione, la pressione al ribasso sulla moneta può essere compensata soltanto da un aumento del tasso di interesse. Alzare i tassi, infatti, significa incentivare l’afflusso di denaro dall’estero dagli investitori stranieri (che godranno di una remunerazione maggiore sui loro investimenti) e permette di tenere sotto controllo la speculazione sulla propria valuta.  Questo ruolo oggi è fondamentale perché il controllo dei prezzi condiziona irrimediabilmente anche la compravendita di azioni e di beni nei mercati internazionali.