Successione, come tutelare il proprio patrimonio

Inflazione e tassazione potrebbero erodere i risparmi di una vita dopo la successione: è quindi importante pensarci per tempo e costruire un portafoglio adeguato. Ecco cosa considerare

Nell’immaginario collettivo il “passaggio generazionale” è quello che avviene nelle grandi famiglie imprenditoriali. In realtà il tema della successione non riguarda solo capitani d’industria chiamati a gestire la trasmissione di saperi, attività e sostanze a figlie, figli e nipoti ma ogni famiglia ed è anche opportunamente tassato.

“Ci penserò”: la tendenza a procrastinare. Nel perimetro di quanto lasceremo ai nostri eredi rientra infatti tutto ciò che possediamo: immobili (si stima che in Italia otto famiglie su dieci vivano in una casa di proprietà), auto e attività finanziarie. In quali condizioni e a quale costo arriveranno ai nostri figli e nipoti è una questione che non è consigliabile rinviare troppo. Spesso e volentieri, infatti, si finisce con il procrastinare oltre il limite massimo, a quando cioè ormai non possiamo più occuparcene. Eppure, il futuro dei figli è una delle principali ragioni che ci spingono a risparmiare. Come si spiega questa contraddizione? Facile: con la scarsa competenza finanziaria di noi italiani, certificata da ricerche di vario ordine e grado, che ci fa credere che lasciare un po’ di soldi insieme con la nostra casa sia più che sufficiente. E invece no, non lo è. Perché così facendo lasciamo il nostro denaro in balia dell’effetto erosivo di due potenti forze: l’inflazione e la tassazione.

Prima regola: gestire i risparmi. Per mettere i nostri soldi al riparo nel modo giusto, lo abbiamo detto tante volte, dobbiamo innanzitutto investire con consapevolezza. E per farlo c’è una serie di buone norme da seguire.

  • Iniziare a investire il prima possibile con un orizzonte temporale medio-lungo, diversificando in maniera adeguata senza timore di esporsi agli attivi rischiosi, che sono quelli che danno maggiori soddisfazioni in termini di rendimenti, e scegliendo possibilmente strumenti finanziari senza distribuzione dei proventi per beneficiare di una più incisiva capitalizzazione dei guadagni.
  • Vale la pena di insistere sull’orizzonte temporale: deve essere mediamente lungo – tra i cinque e i dieci anni – senza lasciarsi traviare da logiche di market timing, ossia dalla domanda “è il momento giusto per investire adesso? E adesso? E in questo preciso istante?”, che crea stress e genera non pochi errori di valutazione.
  • Non fissarsi troppo sulla liquidità e non aver paura di spaziare tra le varie soluzioni d’investimento, specialmente ETF e fondi comuni, che inglobano già in sé un certo grado di diversificazione.

Occhio all’inflazione. Utilizzare strumenti che contengono titoli azionari oppure obbligazionari invece che detenere direttamente questi titoli può essere un primo scudo contro l’inflazione, essendo molti strumenti costruiti in modo da neutralizzarne gli effetti. Proviamo a spiegare meglio: l’età media degli uomini e delle donne si è progressivamente allungata e quando pensiamo a cosa lasciare alle prossime generazioni lo sguardo va oltre i nostri figli e nipoti e arriva a lambire addirittura i pronipoti. Ma avete presente le mazzette di vecchie lire lasciate a ingiallire in soffitta e non più convertibili di cui ogni tanto si sente parlare o quelle antiche emissioni obbligazionarie che chissà quanto erano ricche e polpose all’epoca ma poi, con l’aumento dei prezzi, la svalutazione e tutto il resto, oggi valgono appena qualche migliaio di euro? Quindi, ribadiamo: attenzione a non trascurare i propri averi e abbiate cura di farli arrivare il più possibile intatti nel loro valore ai vostri eredi.

Ottimizzazione fiscale. Non dimenticate che lo Stato, giustamente, vuole la sua parte. La tassa di successione nel nostro Paese colpisce il trasferimento di proprietà e altri diritti su beni mobili e immobili oggetto appunto della successione dopo la morte del titolare. Sono previste tre aliquote distinte (4%, 6%, e 8%)  e conseguenti franchigie, cioè soglie entro le quali l’imposta non è dovuta, a seconda del grado di parentela con il defunto. Ecco allora che nel costruire un portafoglio l’ottimizzazione fiscale assume un ruolo importante, per quanto non deve mai diventare il primo criterio di scelta: preferire un’opzione a un’altra per motivi fiscali può essere una buona idea solo a parità di condizioni, ossia bisogni soddisfatti, obiettivi da raggiungere e grado di propensione al rischio. Tutto ciò premesso, va detto che alcuni prodotti sono fiscalmente più efficienti di altri e offrono indubbiamente dei vantaggi.