Venti di guerra in Medioriente, scatta la corsa all’oro

A cavallo tra il vecchio e il nuovo anno alle tensioni in Libia e Siria si aggiunge la crisi tra USA e Iran scatenata dall’uccisione di Soleimani. In rialzo oro e greggio, ma l’allarme, per ora, sembra rientrato

Venti di guerra in Medioriente

Altissima tensione tra USA e Iran. L’assedio di fine anno all’ambasciata americana a Baghdad e un report dell’intelligence USA hanno convinto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a sferrare l’attacco decisivo: il commander-in-chief ha ordinato l’eliminazione del carismatico (e pericoloso per gli USA) generale iraniano Qassem Soleimani, amatissimo nel suo Paese (ai suoi funerali la folla è stata a dir poco oceanica).

Torna lo spettro del nucleare. L’uccisione di Soleimani ha fatto balzare alle stelle la tensione fra Teheran e Washington, con venti di guerra che hanno soffiato fortissimo e che si sono aggiunti alla già non facile situazione in Siria e Libia. Poi l’allarme dal fronte dello scontro Stati Uniti-Iran è rientrato, sebbene la situazione resti tutta da monitorare. Nel mezzo delle tensioni, le quotazioni dell’oro sono salite ai massimi dal 2013, mentre il prezzo del Brent ha raggiunto i 70 dollari al barile.

Ancora tagli in casa OPEC+. I primi di dicembre i Paesi produttori di petrolio raccolti intorno alla sigla OPEC+ (che include le nazioni OPEC e i loro alleati) hanno raggiunto un accordo per tagliare la produzione di petrolio di altri 500 mila barili al giorno dal primo gennaio fino al 30 marzo 2020. Altre novità sul greggio? Certamente: l’Arabia Saudita ha concluso la maggiore IPO della storia, raccogliendo 25,6 miliardi di dollari attraverso la vendita delle azioni del colosso petrolifero statale Saudi Aramco.

Settant’anni e sentirli. Restando in tema di geopolitica (con i suoi impatti sui mercati e gli investimenti), a Londra, agli inizi di dicembre, si è svolto il vertice dei settant’anni della North Atlantic Treaty Organization, meglio nota come NATO. In questo contesto, Trump ha strapazzato l’Unione Europea e la Francia in particolare, promettendo dazi in caso di digital tax a carico dei big del web (Amazon, Facebook, Google).

USA-Cina, c’è l’accordo di Fase uno. Stati Uniti e Cina hanno raggiunto la Fase uno dell’attesissimo accordo commerciale. Alla luce di ciò, non sono scattati i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il 15 dicembre. Cerimonia della firma alla Casa Bianca il 15 gennaio. A seguire, inizieranno i colloqui sulla Fase due.

Il nulla osta all’USMCA. La Camera USA ha approvato i nuovi contenuti dell’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada, chiamato a rimpiazzare il vecchio NAFTA. Il provvedimento ora deve passare al Senato.

Impeachment in vista? La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la messa in stato d’accusa del presidente Trump per abuso di potere e ostruzione del Congresso. Il procedimento dovrebbe prendere il via presso il Senato, a maggioranza repubblicana (dunque teoricamente favorevole al presidente in carica), ma i recenti attacchi incrociati con l’Iran e la conseguente uccisione di Soleimani hanno ridefinito l’agenda parlamentare, con verosimile slittamento.

Elezioni UK, ha stravinto Boris Johnson. Come da attese, Boris Johnson ha stravinto le elezioni generali che si sono svolte nel Regno Unito il 12 dicembre. Scegliendo lui, i sudditi di Sua Maestà hanno sostanzialmente ribadito il loro “sì” alla Brexit. Poco prima di Natale, la Camera dei Comuni ha votato l’accordo di separazione raggiunto a ottobre da Johnson con Bruxelles. Il B-day è fissato per il 31 gennaio: a partire da quella data, prenderà il via un periodo di transizione che durerà almeno fino a fine 2020. Ma intanto si è riaperto il fronte con la Scozia, che non vuole lasciare l’UE e che, per questo, potrebbe abbandonare il Regno Unito: a dicembre, il primo ministro e leader del Partito Nazionale Scozzese Nicola Sturgeon ha invocato un secondo referendum per decidere se restare oppure no nel Regno.

Fed, BCE e BoE non hanno toccato i tassi. I Fed funds sono rimasti nel range tra l’1,5% e l’1,75%. Nella sua prima riunione di politica monetaria, la presidente della BCE Christine Lagarde ha confermato i tassi ai minimi storici e il Quantitative Easing da 20 miliardi di euro al mese. La Bank of England – al cui vertice a febbraio è atteso Andrew Bailey al posto di Mark Carney – ha mantenuto i tassi allo 0,75%, riducendo al +0,1% la crescita del Regno Unito prevista per il 2019.

COP25, ennesima occasione mancata. Due settimane di negoziati, con un’estensione di 42 ore, non hanno portato ad alcun risultato: i quasi 200 Paesi che hanno partecipato alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima non sono riusciti a presentare una risoluzione sulla regolazione globale del mercato del carbonio. “Rischiamo di perdere la sfida per sopravvivere”, ha dichiarato molto poco ottimisticamente il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres.