Trova il giusto equilibrio tra vita e lavoro in smart working

È uno dei grandi cambiamenti che stiamo affrontando: ecco dieci consigli per non farti travolgere e trasformarlo in un'opportunità per costruire ritmi più sani

Meno di un anno fa lo smart working era una formula adottata da un numero ristretto di aziende illuminate. Oggi è la condizione strutturale di una grande porzione dei lavoratori e continuerà a esserlo anche in futuro. Nel 2021 il 16% degli italiani lavorerà con questa modalità, parliamo di 7 milioni di lavoratori, un anno fa erano il 3%, durante il lockdown il 34%.
Lo smart working migliora la produttività ed è sicuramente un’opportunità per riprendersi spazio e tempo per la vita, le passioni, gli affetti.
In ING, ad esempio, il modello di smart working super-flessibile è stato studiato proprio per migliorare il benessere dei dipendenti. Per tutelare la vita privata, ad esempio, viene rispettato il diritto alla disconnessione in determinate fasce orarie, per strutturare il lavoro garantendo le giuste pause.

Come forse avrai sperimentato, gestire l’equilibro tra la vita e il lavoro non è una passeggiata. Quando l’ufficio o la sede sono altrove rispetto a dove ti svegli e vai a dormire, c’è sempre la possibilità di separare le due parti della giornata, quella lavorativa e quella personale. Da qualche mese è tutto mescolato e ogni giorno sei come un acrobata su una corda tesa e sottile. Ecco i nostri consigli per riuscirci al meglio e non cascare giù.

1. Chiarezza con i datori di lavoro (e i colleghi). Il primo ingrediente segreto di uno smart working che migliora la vita invece di schiacciarla è una comunicazione sana e aperta. Può non essere facile all’inizio, non tutti i manager sono illuminati e pronti ad ascoltare i bisogni altrui, ma è importante far presente le proprie esigenze familiari non negoziabili, invece di sbrigarle provando a non farsi notare. Cura dei bambini, degli anziani, questioni di salute: tutto sul piatto, anche se ci sarà da negoziare, meglio farlo in modo trasparente.

2. Chiarezza con i familiari o i conviventi. Nel mondo di prima le persone con cui condividi la tua vita non erano al corrente delle tue dinamiche di lavoro. Non sapevano quale fase della giornata o della settimana fosse più critica e quale fosse più gestibile. Ora che non ci sono confini, meglio essere chiari anche da questo lato della comunicazione. La mattina è sempre nel caos? Il mercoledì è una giornata ingestibile? Hai una call delicata da affrontare nel pomeriggio? Comunica. Comunicando non sbagli mai.

3. Lo smart working è un lavoro di squadra. Il modo migliore per affrontarlo in famiglia è prenderlo come una missione comune, quasi come un gioco da affrontare insieme. Prova a fare una mini riunione mattutina, mentre fate colazione, spiegando come sarà la tua giornata, ascoltando quella degli altri, illustrando quali prove dovrete affrontare e qual è il modo migliore per arrivare alla sera. La collaborazione è tutto.

4. Assegna dei compiti. È vero, a volte fare le cose da solo può sembrare il modo migliore per riuscire a guadagnare tempo, ma è una scorciatoia che non paga nel lungo termine. La soluzione migliore per avere un buon bilanciamento tra lavoro e vita è imparare a delegare, distribuendo piccoli compiti precisi agli altri membri della famiglia. La vita maestra per l’equilibrio è la condivisione.

5. Boundary management. Sembra una formula astrusa, ma forse è la chiave più importante per far funzionare le cose: stabilire dei confini precisi, negoziati insieme agli altri, in modo che le ore di lavoro possano essere produttive e quelle di relax appaganti. Si tratta di limiti fisici, come per esempio il tuo luogo di lavoro durante i picchi di concentrazione o le riunioni via Zoom, o mentali. Sarà difficile, soprattutto se hai figli piccoli, ma il boundary management, combinato con una comunicazione trasparente, è il modo migliore per evitare che la vita invada il lavoro e viceversa.

6. Organizza lo spazio. Non tutti hanno una casa che permetta di creare uno studio, con una porta da chiudersi dietro alla fine della giornata, ma, anche se vivi in una casa piccola, il consiglio è creare una postazione di lavoro che sia staccata dagli altri ambienti, possibilmente non in camera da letto o in cucina. Anche il tuo corpo è spazio fisico di lavoro: prova a non affrontare la giornata in pigiama, creati una tenuta da lavoro (anche comoda) che simbolicamente possa separare la parte professionale del tempo dal resto.

7. Diritto alla disconnessione. È uno dei cardini di uno smart working sano, nonché una delle parti più difficili da farsi riconoscere dai datori di lavoro. Nelle aziende in cui non è garantito contrattualmente, la cosa migliore è iniziare a riconoscerselo da soli. Non controllare il telefono di lavoro dopo la fine della giornata, non rispondere alle e-mail la sera a meno che non siano realmente delle emergenze, spegni tutti gli schermi legati all’ufficio.

8. Abbi cura di te. Gestire la casa, essere produttivi, stare dietro ai bambini, cucinare: è tutto importante, ma niente di questo può funzionare se vai in burnout o finisci in difficoltà dal punto di vista fisico o mentale. C’è sicuramente un’attività che ti fa stare immancabilmente bene, che sia leggere un romanzo per una mezz’ora o praticare yoga: coltivala, proteggila, ricordati che stare bene non è negoziabile o procrastinabile, ma un diritto.

9. Esci. Uno dei rischi dello smart working è passare un quantitativo eccessivo di tempo al chiuso, tra la scrivania per lavorare e il riposo notturna. Prova a creare delle piccole routine che ti portino all’aperto, per allenarti, ma anche per piccole commissioni che ti permettano di prendere un po’ di aria. L’ideale, se hai tempo e la vita familiare te lo concede, è fare una piccola passeggiata prima di iniziare a lavorare.

10. Chiedi aiuto. Quando sei in difficoltà, tendi la mano verso un collega fidato, verso il tuo compagno o la tua compagna, non gestire i tuoi sovraccarichi emotivi e lavorativi da solo. Lo smart working diventa tossico e nocivo quando si trasforma in un’esperienza solitaria. Non avere paura a rivolgerti agli altri.

E tu? Quali consigli vorresti condividere con la community di VoceArancio? Raccontaceli nei commenti.

Per poter visualizzare i commenti devi accettare i cookie facoltativi, clicca qui per cambiare le tue impostazioni sui cookie.