Il viaggio del Pianista Fuori Posto

Paolo Zanarella era un imprenditore con la passione per la musica, poi un giorno ha deciso di cambiare vita e di seguire il suo pianoforte in giro per l'Italia. Con questa intervista vogliamo raccontarti la sua storia, di come si è innamorato della musica e di come potresti farlo anche tu

L’esistenza di Paolo Zanarella è la prova che la vita può sempre cambiare e che abbiamo la possibilità di indirizzarla verso le cose che amiamo di più. Zanarella ha 52 anni, è la mente (e le dita) dietro il progetto del Pianista Fuori Posto. Le basi sono un pianoforte, la musica e l’idea di portare le sue creazioni e il suo repertorio fuori da teatri e concert hall. Il «posto» del Pianista Fuori Posto sono le strade, le piazze, i canali di Venezia, la natura, i laghi. Zanarella è un musicista itinerante, che ha scelto di portare a spasso il genere che in apparenza ci sembra meno adatto – la classica – con lo strumento più difficile da spostare: il pianoforte. E pensare che fino a pochi anni fa era un imprenditore, aveva in mano un’azienda di discrete dimensioni che gli lasciava poco tempo per la sua passione.

Partiamo dall’inizio: come nasce questo amore così viscerale per la musica?
«Io sono nato per la musica. Quando ero bambino l’ho sempre sognata, ho imparato a suonare a 9 anni, ma ne ero innamorato da quando ne avevo 1. Non è arrivata, è innata, ho solo dovuto aspettare che arrivasse un pianoforte in casa. Da lì non ho più smesso. E sono autodidatta: osservavo quello che facevano gli altri e ascoltavo. Non sono mai andato a scuola di musica, d’altra parte nemmeno Mozart, Bach, Beethoven ci sono andati».

E come ha fatto a trasformare questa passione in un progetto esistenziale?
«Dai venti ai quaranta anni ho lavorato. Mi fa sorridere, lo dico ancora come se ora non lavorassi, ma diciamo che era diverso. Facevo l’imprenditore, avevo un’azienda che era arrivata fino a quaranta dipendenti, mi occupavo della creazione di shopper di carta, ho diversi brevetti internazionali. Mi piaceva, ma mi prosciugava ogni energia, così ho scelto di interrompere e di diventare imprenditore musicale, manager di me stesso».

Non ha scelto una carriera musicale tradizionale, però. Il Pianista Fuori Posto è un progetto un po’ insolito. «Avevo cominciato tardi e non avevo un nome, non ero un personaggio, non andavo in Tv, non riuscivo a portare il pubblico nei teatri e così ho scelto di andare io dal pubblico, portando il pianoforte dove sono le persone». 

Nella vita di Zanarella, come in quella di tante persone, le fasi non sono a comportamenti stagni e nessun passaggio può dirsi davvero sprecato. L’esperienza imprenditoriale e quella che lui definisce «fantasia meccanica» sono state fondamentali per far nascere il Pianista Fuori Posto. Zanarella ha inventato (e brevettato) un sistema semplice e pratico per portare in giro da solo, con il suo furgone, e in autonomia, un pianoforte a mezzacoda, un meccanismo basato su un sistema di verricelli e contrappesi. È bastata questa intuizione, combinata alla passione, all’esperienza, al suo repertorio fatto dei classici e contemporanei e delle sue personali creazioni, per far partire una lunga stagione di viaggi e musica, solo temporaneamente interrotta dalla pandemia. Nel 2015 ha addirittura suonato sospeso nel vuoto a Venezia, durante il Carnevale, sollevato da una gru. E confessa di soffrire di vertigini. «Come ho resistito? Guardavo le dita e non guardavo giù».

Come si sceglie lo strumento? Come si riconosce il più adatto a sé?
«Io non ho mai scelto il pianoforte, è stato lui a scegliere me. La tastiera mi ha rubato il cuore, ci sono bambini ipnotizzati dal pallone, io lo ero dai tasti bianchi e neri. Nella vita poi ho imparato a suonare la tromba, la chitarra, l’organo, ma lo strumento del cuore è rimasto il piano. In prima elementare la maestra aveva una tastierina in classe, ma non me la faceva mai toccare, per me era una sofferenza inaudita».

C’è un’età limite per imparare a suonare uno strumento?
«Più tardi inizi, meno bene suonerai, ma puoi ovviamente sempre suonare. Come per la danza: a sessanta anni puoi iniziare a studiare danza, ma puoi fare quello che fai, il corpo è meno duttile. Ci sono tante persone che iniziano a suonare tardi nella vita, magari appena andati in pensione, lo fanno con passione irriducibile ed entusiasmo, l’importante è che abbiano la consapevolezza che certi limiti esistono e che ci vorranno tempo e pazienza».

Quali sono le doti che deve avere un buon musicista?
«Un grande cuore. La musica non è espressione di quanto sei bravo, ma della tua profondità d’animo. Non conta l’approccio tecnico. La musica nasce per comunicare, non per competere, ed è la comunicazione per eccellenza del cuore umano. Senza cuore non si può essere buoni musicisti».

Nel corso della sua esperienza itinerante, Zanarella ha visto che la musica può avere effetti di ogni tipo sugli esseri umani, anche sui più distratti o frettolosi. «La musica è davvero capace di fare miracoli», dice sempre. Così ha deciso di incoraggiarli, quei miracoli, creando uno spin-off del Pianista Fuori Posto, un progetto di musicoterapia chiamato Piano Benessere.

Cos’è Piano Benessere?
«La musicoterapia è una scienza recente, ma sappiamo per certo che le vibrazioni influiscono sul corpo a livello fisico, cellulare. Di solito, si va a sollecitare solo l’apparato uditivo. Quello che ho scelto di fare io è andare un passo oltre, portare le persone fisicamente a contatto con lo strumento con Piano Benessere».

Cioè? Come funziona?
«Le faccio stendere sul mio pianoforte e improvviso una melodia pensata apposta per loro. L’intuizione musicale che è alla base della cura arriva sempre dopo una breve conversazione, ci parlo e provo a capire chi sono, di cosa hanno bisogno, cosa c’è nella loro anima. Poi si stendono e io comincio a suonare. Il pianoforte sembra suonare fisicamente dentro il loro corpo, che diventa quasi una casa armonica. L’effetto rigenerante è potentissimo».

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