Il caso melidé: un altro modo di fare “impresa” è possibile

Il brand di design ricamato eco-sostenibile è un modello di innovazione, imprenditoria al femminile, rispetto del lavoro e dell'ambiente. Scopri la loro storia nell'intervista ad Alessandra Delbono, una delle fondatrici

melidé è un brand di moda giovane e innovativo, che mescola un’arte antica come il ricamo con le possibilità del digitale. Nato nel 2014, è cresciuto velocemente conquistando attenzione e collaborazioni. Ma guardandola da vicini, puoi scoprire che melidé è anche un modello di impresa, sostenibilità e qualità della vita di chi ci lavora. Un piccolo esperimento che vale la pena approfondire, se stai cercando ispirazione per un tuo progetto e per tutte le volte che hai immaginato la possibilità di un futuro diverso.

Oggi l’e-commerce vende tanti prodotti  di design ricamato eco-sostenibile (pochette, guanti, scarpe, biglietti d’auguri) ma la gemma originale sono due ragazze che sono partite producendo t-shirt personalizzate ricamate a mano. Alessandra Delbono, la fondatrice, ci racconta la storia.

Melidè-Alessandra-Delbono

credits: melidé

Ci riporti all’inizio? Come nasce melidé?
«Per caso. Lavoravo in una libreria, sognavo di diventare insegnante e avevo preso un anno sabbatico perché ero diventata mamma. melidé nasce come la fusione del mio cognome e di quello della persona che l’ha creato con me. Siamo partite vendendo su Depop, poi pian piano la richiesta è diventata così grande che aprire un’azienda è stato naturale».

Come hai vissuto la decisione di lasciare la tua vita precedente e diventare imprenditrice?
“Non è stato semplice! Il mio sogno era insegnare, c
reare un’azienda non era nei miei piani, ma abbiamo visto che il progetto piaceva e funzionava. Ora penso che la libertà di lavorare, inventare e immaginare sia impagabile. E sono riuscita anche ad avverare il mio sogno, visto che con melidè teniamo dei corsi di marketing digitale che facciamo sul nostro territorio, quello dei Castelli Romani. Spieghiamo alle aziende locali come presentarsi sul web, partendo dalle basi, tag e post, fino ad arrivare ala cura del messaggio e del racconto.”

Le fondatrici dell’avventura melidè venivano da esperienze lavorative molto diverse tra loro ma tutte “svuotanti”, come le definisce Alessandra. Così nel creare la loro azienda queste donne hanno scelto un modello che permettesse di lavorare con passione, ma a condizioni eque. Le startup possono essere posti entusiasmanti ma ingiusti, melidé invece è una società tutta al femminile e con una struttura orizzontale: non ci sono gerarchie e relative lotte di potere, tutte le dieci persone che oggi lavorano in azienda guadagnano allo stesso modo, a prescindere dalla mansione e dall’anzianità, contano solo le ore di lavoro.

Melidè-Team

credits: melidé

Il vostro modello aziendale è stato concepito così fin dall’inizio?
«Nel mondo dell’innovazione c’è il culto del CEO, il capo, la figura carismatica che guida gli altri, e poca attenzione al valore del team. Per noi la svolta è venuta quando abbiamo deciso di distribuirci gli utili, nel 2017, dopo un paio d’anni in cui avevamo lavorato in casa senza retribuzione, reinvestendo tutto. In quel momento abbiamo deciso che non ci sarebbero state differenze tra chi si occupava della parte economica, chi faceva il lavoro manuale, chi seguiva il marketing. Non è stato facile, c’è stato uno scisma, due persone sono uscite. Ma chi è rimasto ha sposato l’idea e oggi siamo tutte ugualmente coinvolte, tutte imprenditrici».

Quali ostacoli avete dovuto superare nella parte iniziale del percorso?
«All’inizio ci sono stati sacrifici, alcune hanno fatto un doppio lavoro, una aveva il sussidio, io ero in un anno sabbatico, ma abbiamo resistito, consumando poco e facendo attenzione a tutto. Ne valeva la pena, il lavoro è una parte fondamentale della vita, non ha senso interpretarlo come: “Non vedo l’ora che la giornata finisca per tornarmene a casa”. È stata una prova, la vita professionale è come quella sentimentale, è fatta di cicli, ci vuole un po’ per trovare l’amore, e quando ce l’hai di fronte sei pronta a tutto».

La sostenibilità è alla base di melidé. Ci racconti le vostre pratiche?
«I fornitori delle magliette hanno tutti una certificazione di produzione equa e solidale, nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni di lavoro. Le confezioni sono riciclate e riciclabili. Si può migliorare, però, ci piacerebbe che anche la logistica avesse regole più giuste e rispettose. Quando è scattato il lockdown abbiamo fermato le consegne prima di essere certe che i corrieri potessero lavorare in sicurezza».

Tra i punti di svolta del percorso di melidè c’è stata la collaborazione con The Blonde Salad, il blog di Chiara Ferragni. Da quel momento si sono moltiplicate le collaborazioni con brand e influencer, mentre parallelamente cresceva la comunità sui social. Oggi melidé ha più di 59mila follower su Instagram, con i quali intrattiene un dialogo costante, spesso mettendo in gioco la faccia e le idee delle creatrici e temi che vanno al di là della moda. Nel frattempo sono aumentate le partnership, come quella con Giulia Valentina, attiva dal 2016, o con marchi prestigiosi come Levi’s e Caudalie.

Quanto è importante la comunicazione dei valori all’interno di melidé?
«Innanzitutto, la maglietta è un prodotto che comunica, quindi ci viene naturale. Inoltre il nostro target è fatto in parte di giovani, alcuni non lavorano e non hanno la possibilità di comprarci, ma sono inclusi nella conversazione, perché ci interessa trasmettere certi valori, a prescindere da tutto, e perché i ragazzi e le ragazze a cui parliamo oggi diventeranno acquirenti di domani. La nostra visione è sempre a lungo termine».

Quali sono i vostri obiettivi a lungo termine?
«Evolverci senza snaturarci. È questo il motivo per cui non abbiamo presentato melidé agli investitori, avevamo paura che facessero scoppiare la bolla. Vogliamo continuare con la nostra politica di rispetto e trasparenza per fornitori e clienti. E vorrei che diventassimo un esempio per gli altri, la mia utopia è portare in parlamento il nostro progetto di impresa, farne letteratura, trasformarlo in un precedente al quale ispirarsi. Dimostrare che un’azienda equa, orizzontale, rispettosa e sostenibile può essere la norma».

Che consigli daresti a una persona col desiderio di seguire una strada come la tua?
«Dialogare molto con i clienti, non sottrarsi mai alla comunicazione. Curare il linguaggio, noi abbiamo delle linee guida precise e cerchiamo di opporci alla dittatura dell’usare sempre le stesse quattro parole. Ed essere gentili, sempre, in azienda e con i clienti, eliminare ogni forma di aggressività. E raccontarsi bene, non solo il prodotto, ma anche l’etica che c’è dietro».

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