Avete riordinato come suggerisce Marie Kondo. E ora?

Il decluttering e la rinuncia agli oggetti sono solo l'inizio di un processo di liberazione personale che porta a una vita più piena e sostenibile. Fatta di leggerezza, minimalismo e di libertà dalle aspettative

Il decluttering ispirato dal metodo di Marie Kondo (con 11 milioni di copie vendute dei sui libri, poi con la serie prodotta da Netflix) è stato una delle tendenze che hanno più influenzato lo stile di vita nel mondo occidentale negli ultimi anni. La gioia del mettere in ordine e del rinunciare agli eccessi del possesso si è trasformata in una grande conversazione globale sul tema e in un’ondata collettiva di case svuotate, cartoni di libri e vestiti affidati a un destino incerto, nuovi mestieri (negli Stati Uniti – e probabilmente presto anche da noi – ci sono già i declutterer professionali). Il «magico potere del riordino», però, può essere liberatorio e rivoluzionario nelle nostre vite soltanto se non si ferma alla semplice dimensione della casa: lo spazio nei cassetti è di aiuto solo se non è un feticcio estetico, ma diventa spazio nella nostra vita.

Il potere della leggerezza. Tra i tanti libri che hanno raccolto il testimone di Marie Kondo c’è Lightly, di Francine Jay (già autrice di un altro saggio sul tema molto letto e discusso: The Joy of Less). L’idea chiave, come da titolo, è leggerezza. La parte interessante, e applicabile in modo più concreto, è che il riordino (con il suo potere magico descritto da Marie Kondo) non è un obiettivo ma solo uno strumento, e non bisogna fare confusione tra i due piani. Mettere in ordine, liberarci degli oggetti, conservare solo ciò che ci dà gioia in fondo sono delle tecniche: il fine ultimo è costituito dal minimalismo e dalla leggerezza di vita, avere un peso lieve sia nei confronti del pianeta che abitiamo (la sostenibilità) che nei confronti della nostra emotività. Il possedere di meno può rendervi davvero felici, secondo Francine Jay, se viene accompagnato anche al fare di meno, godersi di più il tempo, senza riempirlo di impegni così come per anni abbiamo riempito le nostre case di oggetti. Le due cose vanno insieme, mettere in ordine le stanze e poi il nostro tempo personale e sociale. Dalla prima operazione sorge in modo naturale anche la seconda.

Minimalismo e libertà. Il blogger americano Joshua Becker è uno dei «minimalisti» più seguiti del mondo anglosassone, grazie al suo blog Becoming a Minimalist e alla sua guida al decluttering stanza per stanza, pratica ed efficace. Il suo saggio successivo si intitola The More of Less e aggiunge un altro tassello importante alla nostra ricerca di tutto quello che c’è oltre lo svuotamento di armadi e cassetti: riempire la nostra vita. Il minimalismo non è una ricerca del vuoto – ci spiega Becker – ma di una pienezza del vivere portata a un livello diverso: più sostenibile economicamente, più sostenibile ecologicamente, fatta di cura del proprio corpo, della propria salute, delle proprie relazioni familiari, degli amici. La vera ferita dell’accumulo compulsivo di cose e consumi, secondo The More of Less, era questa: uno strato di oggetti tra noi e gli altri. Una volta liberatocene, il punto è usare questo spazio nuovo per rimettere al centro noi stessi e le relazioni significative della nostra vita.

Addio alla perfezione. Present over Perfect è stato un altro caso editoriale, ha venduto 500mila copie, è stato nella lista dei best-seller del New York Times. «Meglio essere presenti che perfetti» è un’altra variante importante del decluttering, forse quella decisiva. Dopo la libertà dagli oggetti, la libertà dagli impegni, il ritorno a una vita di abitudini e relazioni sostenibili, c’è il passaggio decisivo, ed è quello suggerito dall’autrice di questo libro, Shauna Niequist: la libertà dalla aspettative. È probabilmente il settore della nostra vita nel quale è sia più difficile che più cruciale attuare un processo di decluttering. Accettare che in nessuno dei ruoli (genitori, figli, partner, amici, professionisti) potremo essere perfetti, ma che in tutti potremo essere almeno presenti è la vera destinazione di quel processo di riordino iniziato buttando via i vestiti che non mettevamo da anni.

Quale tra queste idee trovate più stimolante per la vostra vita?