Bilancio, per l’Italia si profila la stangata UE

Con l’approvazione della nota al DEF e l’invio alla Commissione Europea della bozza di bilancio per il 2019, è montata la tensione tra Roma e Bruxelles. Prosegue lo stallo sulla Brexit. In Germania, il voto ha messo fine alla storia politica di Angela Merkel

 

Tensioni crescenti / parte 1. Per i rapporti tra l’Italia e l’Unione Europea, quello di ottobre è stato un lungo mese di passione, che ha avuto i suoi riflessi sull’azionario (il Ftse MIB ha perso più dell’8%) e sull’obbligazionario (rendimenti e spread in risalita). E il climax è solo alle battute iniziali. Breve riassunto: il 4 ottobre, una settimana dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza è apparsa sul sito del ministero dell’Economia. Il punto cruciale è il rapporto deficit/PIL, visto al 2,4% nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. L’11 ottobre la nota è stata approvata in Parlamento malgrado il parere negativo dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e la preoccupazione dei vari organismi nazionali e internazionali, in primis l’UE.

Tensioni crescenti / parte 2. A metà mese il governo ha inoltrato il Documento Programmatico di Bilancio a Bruxelles. La Commissione l’ha rigettato sollecitando una nuova versione entro il 13 novembre. Il governo italiano ha risposto: non cambieremo una virgola. Il 30 la Commissione ha fatto sapere che si prepara all’eventuale apertura di una procedura contro l’Italia per mancato rispetto della regola di riduzione del debito nel 2017.

E intanto l’economia ristagna. Nel terzo trimestre 2018, “la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni. Giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del PIL, che passa allo 0,8% dall’1,2% del secondo trimestre”. Lo ha detto l’ISTAT comunicando la stima provvisoria sulla variazione del PIL, che riflette “dal lato dell’offerta la perdurante debolezza dell’attività industriale, appena controbilanciata dalla debole crescita degli altri settori”.

Scatta l’ora del rating. Moody’s ha declassato il debito italiano da Baa2 a Baa3, posizionando l’outlook a “stabile”. Fra le ragioni della retrocessione ci sono la prospettiva di un deficit più alto delle attese e gli impatti negativi dello stallo delle riforme strutturali e fiscali. Decisione di segno diverso per Standard & Poor’s, che ha lasciato invariato il suo BBB sul nostro debito a lungo termine, declassando però le prospettive da “stabili” a “negative”. Fitch in una nota ha segnalato che un suo eventuale ulteriore downgrade, nel 2019, rischierebbe di innescare un effetto-domino sul comparto bancario.

Roma non è l’unico dente che duole. Il mese di ottobre non ha fatto registrare passi in avanti nella trattativa per arrivare alla Brexit – l’uscita della Gran Bretagna dall’UE – nel marzo 2019 con un accordo. Ma una Brexit senza accordo, secondo S&P, “potrebbe spingere l’economia britannica in una moderata recessione e abbassarne il potenziale di crescita di lungo termine”. Nell’ipotesi di un’uscita senza accordo, per S&P è probabile un declassamento del rating (per ora AA con outlook “negativo”).

Angela Merkel perde e annuncia l’addio. In Germania sono andate al voto, per il rinnovo dei Parlamenti locali, la Baviera (14 ottobre), seconda regione più popolosa dopo il Nordreno-Vestfalia e sede di importanti aziende, e l’Assia (28 ottobre), dove si trova Francoforte, città che ospita la BCE. In sintesi, la CDU della cancelliera Angela Merkel e i suoi alleati della CSU hanno perso un consistente numero di consensi, così come l’SPD. I Verdi e il partito di estrema destra AfD hanno invece guadagnato spazio in entrambi gli appuntamenti. Dopo l’Assia, Merkel ha annunciato l’uscita dalla scena politica.

La BCE lascia tutto invariato. La BCE ha confermato tutto: tassi di interesse (il principale resta allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi al -0,40%), giudizio sulla tenuta del ciclo e sui rischi per l’economia “generalmente bilanciati”, intenzione di interrompere il quantitative easing a dicembre e guidance sui tassi.

NAFTA addio, è nato l’USMCA. Stati Uniti, Canada e Messico hanno raggiunto l’accordo per un nuovo trattato commerciale: dopo 24 anni il NAFTA va in soffitta e al suo posto arriva lo US-Mexico-Canada Agreement, in sintesi USMCA.

 Ma con la Cina è ancora tensione. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale alla luce dell’escalation delle tensioni commerciali e dello stress dei mercati emergenti. Secondo le nuove indicazioni, l’economia mondiale registrerà una variazione del +3,7% quest’anno e il prossimo, dal +3,9% della precedente previsione. Si tratta del primo taglio dal luglio 2016.

Listini azionari in retromarcia. Nell’ultimo mese, dagli Stati Uniti all’Asia, i listini nelle rispettive valute hanno perso tra il -5% e il -10%. Le tensioni commerciali e geopolitiche e i timori sugli emergenti e l’eurozona hanno avuto un loro ruolo.

Disoccupazione ai minimi dal 1969. Il tasso di disoccupazione USA, intanto, è ai minimi dai tempi della guerra in Vietnam, ovvero al 3,7%. Questo, insieme alla prima stima del Prodotto Interno Lordo USA nel terzo trimestre (+3,5%), conferma il buon momento economico del Paese.

Trionfo a tutto campo per Bolsonaro. Il 7 ottobre, con il 46% delle preferenze al primo turno delle presidenziali in Brasile, il candidato dell’ultradestra conservatrice Jair Messias Bolsonaro ha riportato un risultato strepitoso ma insufficiente a consegnargli la vittoria. L’ha conquistata al ballottaggio di domenica 28, battendo, con il 55,2% dei voti, lo sfidante Fernando Haddad del Partito dei Lavoratori, sostenuto dall’ex presidente Lula da Silva.