BCE generosa: quali effetti su famiglie e risparmio?

L’ultimo regalo di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea è l’approvazione di un nuovo piano di allentamento monetario. Al via gli acquisti dei titoli di Stato europei, nuovi maxi-prestiti per le banche, e tassi sui depositi ridotti a -0,5%

La BCE ha recentemente annunciato un nuovo pacchetto di misure “accomodanti” per cercare di risollevare le sorti dell’economia europea. Si tratta dell’ultimo “pacchetto Draghi” prima che il testimone passi alla nuova presidente Christine Lagarde, che ha comunque già annunciato di voler proseguire con la politica monetaria del suo predecessore. Le Borse europee hanno reagito bene all’annuncio, con Piazza Affari a guidare la risalita. Ma se i listini hanno apprezzato, qual è invece l’effetto di queste nuove misure sull’economia reale, ovvero per imprese, investitori e famiglie?

La politica monetaria della BCE. Innanzitutto, è bene capire cosa si intende per politica monetaria della BCE. Secondo il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (in acronimo TFUE), la BCE è tenuta a occuparsi della politica monetaria europea con la funzione di mantenere la stabilità dei prezzi. Come? Cercando di controllare l’offerta di moneta e mantenendo un’inflazione stabile nel medio periodo. Lo strumento principale a sua disposizione è quello dei tassi di interesse: il tasso sui depositi, il tasso di rifinanziamento marginale e il tasso di rifinanziamento principale . I tassi BCE influenzano poi i tassi interbancari più importanti come l’EURIBOR, a cui si legano i tassi variabili dei nostri mutui.

Le novità del nuovo “pacchetto Draghi”. Le misure erano ampiamente attese e resteranno in vigore “finché sarà necessario”. Per prima cosa, è stato annunciato il ripristino del Quantitative Easing (QE), che prevede l’acquisto di titoli di Stato e di altro tipo dalle banche al ritmo di 20 miliardi di euro al mese a decorrere dal primo novembre. Varata poi una riduzione differenziata dei tassi d’interesse: il tasso sui depositi è stato tagliato al -0,5%, mentre quello sulle operazioni di rifinanziamento principali e il tasso sull’indebitamento marginale rimarranno sui livelli attuali fino a che il consiglio non avrà visto le prospettive d’inflazione convergere fortemente verso livelli sufficientemente vicini al 2%. Inoltre, è in partenza il terzo programma di aste TLTRO, avente per oggetto prestiti per le banche dell’Eurozona sempre a condizioni vantaggiose, in modo da stimolare il credito verso famiglie e imprese.

Le conseguenze per famiglie e imprese. Le agevolazioni alle banche introdotte dal TLTRO III hanno l’obiettivo di incrementare le risorse utili a finanziare i prestiti concessi dagli istituti di credito ai privati e alle aziende. In poche parole, visto che le banche potranno prendere in prestito più soldi dalla BCE a tassi molto bassi, queste ultime potranno a loro volta concedere più prestiti ai cittadini e alle imprese. Quindi, chi vorrà richiedere un prestito lo potrà fare a condizioni molto favorevoli. E i mutui? Riducendo il tasso sui depositi, la BCE fa scendere tutti i principali tassi, il tasso EONIA (overnight sul mercato), i tassi interbancari come l’EURIBOR e il tasso swap. Il taglio al -0,5% riduce il costo del denaro, e di conseguenza il tasso di interesse pagato sul mutuo. Quindi, in sostanza, più credito a costi contenuti per acquistare per esempio la casa o per aumentare gli investimenti nella propria azienda e renderla più competitiva.

E gli investitori? Grazie al nuovo QE da 20 miliardi, chi ha investito in obbligazioni – sia pubbliche che private – vedrà salire i prezzi dei propri titoli. Quindi? Sostanzialmente, chi ha obbligazioni potrebbe guadagnare in conto capitale su ulteriori discese del rendimento: se quello del BTP decennale scende di 50 centesimi, per esempio, il prezzo salirà del 4,4%, un guadagno non indifferente in caso di vendita del titolo. Inoltre, allo Stato e alle grandi imprese costerà meno rifinanziare il proprio debito, poiché diminuirà la spesa per gli interessi.

Le perplessità delle banche. Non solo i “falchi” nordeuropei, ma anche l’Associazione Bancaria Italiana ha espresso le proprie perplessità. L’ABI ha infatti inviato una lettera al consiglio direttivo della BCE in cui chiede che la prosecuzione di una politica monetaria altamente accomodante venga accompagnata da misure nazionali, che ne mitighino gli effetti negativi sulla redditività delle banche. Queste ultime stanno infatti attraversando pesanti conseguenze sui loro bilanci dovute alla politica ultra-espansiva della BCE: con i tassi sottozero, ricavano poco o nulla dall’erogazione di finanziamenti, lamentando inoltre che esistono aspetti regolamentari che “riducono fortemente” l’erogazione di credito alle piccole imprese. Quindi saranno i governi nazionali a dover lanciare iniziative e riforme in grado di riequilibrare gli effetti delle misure promosse da Francoforte. Accomodanti per tutti, ma un po’ scomode per il settore bancario.